Sassari, accusa il suo ex di stalking: ora è imputata di calunnia

La donna non avrebbe accettato la fine della relazione e si sarebbe vendicata. Il gip accoglie la richiesta della Procura e dispone l’archiviazione per l’uomo 

SASSARI. Le accuse mosse nei confronti dell’ex compagno – che avevano fatto finire l’uomo sotto indagine per atti persecutori e lesioni – sarebbero state inventate dalla donna che non aveva accettato la fine della relazione.

Questa la convinzione del pubblico ministero Maria Paola Asara che ha chiesto l’archiviazione del procedimento a carico dell’uomo, un 55enne del Cagliaritano, ed è anche la convinzione del gip Michele Contini che l’ha accordata. Antonio Meloni, avvocato difensore dell’indagato, nella sua memoria aveva parlato di un vero e proprio piano vendicativo orchestrato dalla donna per rovinare carriera e reputazione all’ex.

Ma la Procura, oltre a chiedere l’archiviazione per l’uomo, ha indagato lei per calunnia e ne ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio. Da presunta vittima di violenze la donna, una 52enne sassarese, si è quindi trovata a indossare le vesti di imputata e il prossimo 26 marzo comparirà davanti al giudice monocratico.

In una prima fase l’uomo era stato accusato di aver minacciato, molestato, ingiuriato e usato violenza nei confronti della propria fidanzata «in modo da cagionarle un perdurante e grave stato di ansia e paura – scriveva il pm – da ingenerare in lei un fondato timore per la propria incolumità, costringendola ad alterare le proprie abitudini di vita». Considerazione, quest’ultima, che sarebbe però stata smentita dai numerosi messaggi (prodotti dalla difesa) che la donna avrebbe inviato al compagno e che invece farebbero «emergere inequivocabilmente – scrive il legale nella memoria difensiva – che i fatti previsti dall’articolo 612 bis (atti persecutori ndc) sono in realtà stati commessi proprio dalla denunciante. Che, lungi dall’essere intimorita o preoccupata per la propria incolumità, cercava spasmodicamente di riallacciare la relazione con l’ex compagno, al punto da tempestarlo di messaggi e chiamate».

Ci sarebbe poi un ulteriore aspetto che è andato a favore della tesi difensiva e che gli stessi pm e gip hanno ritenuto credibile. La donna aveva infatti raccontato di esser stata picchiata con calci e pugni in tutto il corpo nella cabina di una nave durante un viaggio in crociera, poi ancora in una stanza d’albergo durante una vacanza, e ancora nella propria abitazione. E nella denuncia aveva anche aggiunto di esser dovuta andare in ospedale per sottoporsi alle cure necessarie. Ma, come evidenziato da difesa, pm e per ultimo il gip «le certificazioni mediche prodotte dall’avvocato della persona offesa – così scriveva Contini – non possono essere, necessariamente, correlate agli episodi di violenza denunciati, non corrispondendo neppure le date di realizzazione dei fatti violenti con quelli delle denunce».

La tesi condivisa è quindi quella prospettata dall’avvocato Antonio Meloni secondo cui l’imputata «una volta interrotta la relazione sentimentale con il fidanzato e ipotizzata la relazione con altra donna, preannuncia in molteplici messaggi il suo intendimento di rovinare la carriera e la reputazione dell’ex con delle accuse che di fatto formalizza ma la cui veridicità è esclusa proprio dal contenuto dei messaggi a lui inviati». Sulla base di questo il pm ha chiesto l’archiviazione perché «le dichiarazioni della donna sono risultate pretestuose e calunniose, finalizzate esclusivamente a punire l’ex compagno che aveva deciso di interrompere il rapporto sentimentale».

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