Il Covid non ha fermato il liutaio

Perantoni : «Col lockdown tanti hanno ripreso la chitarra in mano»

PORTO TORRES. «V’aggiu chistha chiterra...». Le storie di questo anno dilaniato dalla pandemia a volte hanno risvolti inaspettati. Com'è accaduto a Giorgio Perantoni, artista e “medico” delle chitarre, che riporta in vita nel suo Rock's guitar lab.

«Sono rimasto chiuso per due mesi dall'8 marzo a maggio dell'anno scorso – premette Giorgio –. Quando ho riaperto ero preoccupatissimo. Mi dicevo: se la gente non suona, non verrà da me». Invece... «Tanta gente, molta mai vista prima, anche persone di una certa età che magari avevano rispolverato la loro chitarra dopo chissà quanti anni – rivela il liutaio -. “V'aggiu chistha chiterra...”, dicevano. A volte erano pezzi quasi da buttare! E così, il lavoro è tornato quasi come prima. E quel quasi da specificare: «Tanti hanno un palco di 10/15 chitarre e pian piano le hanno portate tutte – spiega Perantoni – ma le vendite sono crollate. Ovviamente, direi, perché sono esplosi gli acquisti online e non è possibile competere. C'è stata giusto qualche corda da montare». Giorgio è anche, se non soprattutto, il “padrino” dell'hard-rock turritano grazie al talento mostrato in particolare nei BBH, prima ancora nei Dynamite ed oggi coi Beat61. «Zero concerti in estate», dice Giorgio il quale, nel primo lockdown, si è fatto coinvolgere nel gioco dei video postati su Facebook da tanti musicisti. «A casa ho fatto qualcosa, ma sono autodidatta, non ho un metodo di studio e non m'interessa: suono per l'emozione e il piacere di stare con gli amici, di condividere». Come ritornare alla vecchia cara normalità? «Solo con le vaccinazioni», chiosa.

Emanuele Fancellu

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