La verità sulla morte di Speranza

Al via il processo per il femminicidio di Alghero: davanti ai giudici Farci che sconta già un ergastolo

SASSARI. Pullover blu aderente, jeans e scarpe da tennis alla moda, Massimiliano Farci è arrivato in corte d’assise ieri mattina qualche minuto prima delle 9.30, con le manette ai polsi, scortato da quattro agenti della polizia penitenziaria.

Cinquantaquattro anni, originario di Assemini, l’uomo è rinchiuso nel carcere di Bancali dal 31 gennaio del 2020, quando indicò ai carabinieri il punto in cui - quasi due mesi prima - aveva nascosto il corpo senza vita della fidanzata Speranza Ponti, coprendolo con dei tubi di alluminio.

Difeso dall’avvocato Daniele Solinas, Farci ha sempre sostenuto che Speranza si fosse tolta la vita nell’appartamento di Alghero in cui la coppia viveva da qualche mese e di aver nascosto il cadavere per paura di non essere creduto a causa dei suoi precedenti.

Davanti al presidente Massimo Zaniboni (a latere Gian Paolo Piana) e ai giudici popolari, la prima udienza è durata pochi minuti. Il pubblico ministero Angelo Beccu ha presentato l’ elenco dei 25 testimoni che inizieranno a deporre in aula dal prossimo 17 maggio.

Il pm ha chiesto di eliminare dai testi da interrogare il cameriere venezuelano di 22 anni che lavorava nella pizzeria di Farci ad Alghero e che è già reso dichiarazioni ad agosto dello scorso anno nel corso di un incidente probatorio. Richiesta a cui si è opposto il difensore dell’imputato e su cui la corte d’assise si è riservata di decidere. Pochi minuti prima delle 10 Farci, che aveva chiesto ai giudici di non essere ripreso in viso da fotografi e operatori tv, ha salutato il suo difensore e ha lasciato la corte d’assise, insieme agli agenti che lo hanno riaccompagnato in carcere. Già condannato all’ergastolo per il “delitto della Lotus Rossa”, in cui nel 1999 fu ammazzato l'imprenditore Renato Baldussi di San Sperate, nel 2017 Farci aveva ottenuto la semilibertà che gli consentiva di rientrare in carcere solo per dormire.

In via XX Settembre ad Alghero l’uomo gestiva una pizzeria, in cui dal 2018 aveva iniziato a lavorare anche Speranza che lo aveva conosciuto durante un periodo di ferie nella città catalana. La donna di 49 anni, originaria di Uri, viveva a Genova. Separatasi dal marito e venduto un appartamento nel capoluogo ligure, era tornata nell’isola per vivere la sua storia d’amore con Massimiliano Farci. Gli ultimi a vederla in vita il 4 dicembre del 2019 erano stati proprio i dipendenti della pizzeria “Sergio’s”. I genitori l’avevano sentita al telefono per un saluto cinque giorni prima, la sera del 29 novembre, e da quel momento non avevano più avuto sue notizie. Farci aveva raccontato a tutti che la donna lo aveva lasciato e aveva deciso di rifarsi una vita lontano da Alghero. Qualcosa nei suoi racconti però non tornava e dopo qualche giorno il padre e la sorella della donna si erano rivolti ai carabinieri per denunciare la scomparsa. Gli investigatori del nucleo operativo della compagnia di Alghero avevano avviato un’indagine tutt’altro che semplice e iniziato a far sentire a Farci il fiato sul collo. Per far credere a tutti che Speranza fosse ancora viva l’uomo si era impossessato del suo telefonino e con quello aveva tentato per qualche settimana di confondere le acque. Il 31 gennaio del 2020, dopo dodici ore di interrogatorio in caserma, l’uomo era crollato e aveva fatto ritrovare il corpo della fidanzata. Agli inquirenti aveva detto di averla trovata impiccata il 5 dicembre e di aver deciso di portare il suo corpo a Monte Carru, un posto alle porte di Alghero che la coppia amava, per paura di non essere creduto. Un’ipotesi, quella della scelta volontaria di togliersi la vita, a cui i carabinieri non hanno però mai creduto.

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