Sassari, con la Sla ma senza cure a casa

Giovanni Doro, 49 anni, attende da mesi l’attivazione dell’Adi e non ha più medici di riferimento

SASSARI. Convivere con la Sla non è facile. Ti senti spegnere le forze, i dolori diventano insopportabili. Anche se hai al tuo fianco una moglie che è il tuo angelo custode, ti aiuta nel mangiare, ti solleva dalla carrozzina, è la tua voce e ti accudisce 24 ore su 24. Sta con te, infatti, anche quando arriva la notte e il sonno tarda a chiuderti gli occhi. Stretti sul divano del soggiorno insieme contano le ore che li separano da un nuovo giorno, si spera migliore del precedente. Nonostante la situazione, Giovanni Doro, 49 anni, un passato da calciatore nella Fulgor e nel Latte Dolce e di arbitro, ex magazziniere ed autista, ancora non può contare sull’assistenza Adi, le cure a domicilio che vengono assicurate quando si soffre di gravi patologie che impediscono l’autosufficienza: a distanza di due mesi, la sua richiesta per un’équipe di operatori sanitari e sociali, ancora non è stata attivata.

Due mesi sono lunghi da passare quando ti manca la continuità dei massaggi del fisioterapista, del colloquio con lo psicologo, ancora di salvezza nei momenti più bui, di un letto ortopedico che possa lenire le sofferenze. Giovanni e la moglie dormono insieme sul divano della loro casa Area in piazza Dettori per questo motivo: è più comodo rispetto al letto matrimoniale, dove i dolori articolari e muscolari, causati dalla postura a cui l’uomo è costretto, si accentuano.

Qualcosa si è quindi inceppato nella macchina dell’Ats che avrebbe dovuto garantire con la maggiore urgenza possibile quello che serve a un malato di Sla per una vita dignitosa. Dopo la diagnosi della malattia, accertata nel 2018, fino allo scorso maggio l’uomo godeva dell’assistenza del centro di fisioterapia e riabilitazione Rnm. Ma una volta avviata la procedura per l’Adi, le altre cure in convenzione sono state sospese, così è previsto, dall’Assl. «Io ho preso più volte contatti con l’Azienda sanitaria, e qualcuno del servizio Adi si è pure stupito che l’assistenza a mio marito non fosse partita– dice la moglie –. Però siamo già a luglio e a Giovanni manca l’assegnazione a un neurologo e un piano definito di cure. Voglio chiarire che comunque alcune figure non ci sono mancate, anche prima dell’attivazione, e in questi giorni abbiamo ricevuto fisioterapista e fisiatra. Forse è la volta buona».

Giovanni Doro parla a fatica ma aggiunge che in questi mesi ha avuto la disponibilità del fisioterapista da cui era precedentemente in cura che volontariamente e per il tempo che ha disponibile non gli fa mancare i massaggi. «Intanto è mia moglie che me li fa», e la guarda ringraziandola. Ma è dura. Anche per Ramona. Che oltre a dare conforto al marito deve anche improvvisarsi operaio. Nella loro casa linda e ordinata, combatte la muffa alle pareti che si crea per le infiltrazioni dalla facciata.

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