Ozieri, 46enne morì al Segni dopo essere stata dimessa. Il pm: «Condannate il medico»

La difesa: il giorno prima rifiutò il ricovero

OZIERI. Dimostrato a dibattimento che la paziente rifiutò effettivamente cure e ricovero – così come avevano sempre sostenuto i tre imputati – per il pubblico ministero Paolo Piras il medico del pronto soccorso (l’unico accusato di omicidio colposo) non avrebbe comunque adeguatamente informato la donna – una 46enne di Ozieri – dei gravi rischi cui sarebbe potuta andare incontro. Come la morte, che purtroppo avvenne, a febbraio del 2015. E per questo ne ha chiesto la condanna a sei mesi di reclusione. Assoluzione invece per gli altri due medici – uno ugualmente del pronto soccorso e la collega di Medicina generale (difesi dagli avvocati Arianna Denule e Mario Perantoni) – ai quali era contestato il falso «per aver attestato contrariamente al vero – scriveva all’epoca la Procura – nel verbale di accettazione e nel diario clinico che la paziente il giorno precedente aveva rifiutato la terapia consigliata e il ricovero ospedaliero». Circostanza, questa, smentita però da numerosi testimoni e da qui la richiesta di assoluzione da parte del pm. Il giudice Giulia Tronci ha rinviato a giugno per la decisione.

La donna sette anni fa era andata al pronto soccorso dell’ospedale di Ozieri perché, affetta da diabete, aveva nausea, vomito «e una glicemia oltre i valori di tolleranza con uno scompenso dal punto di vista metabolico». La paziente era stata visitata da un medico del pronto soccorso e poi dimessa. Il giorno successivo, dopo esser stata malissimo l’intera notte, era tornata in ospedale ed era stata ricoverata. Ma era morta dopo qualche ora. Per quella tragedia erano stati rinviati a giudizio tre medici. La posizione più grave era proprio a carico del dottore che per primo visitò la donna e che per la Procura non avrebbe effettuato un approfondimento clinico che avrebbe potuto evidenziare eventuali anomalie. Per il pm, inoltre, il medico avrebbe «omesso di ricoverare la donna» dimettendola «con la diagnosi “nausea e vomito” dopo circa due ore e mezza dall’accesso al pronto soccorso».

Ma questa ricostruzione sarebbe stata confutata dalle testimonianze, tra cui quelle di alcuni infermieri, che avevano raccontato come fosse stata proprio la 46enne a rifiutare il ricovero che invece il medico richiedeva. Particolare evidenziato con forza anche dall’avvocato Marco Costa che ha chiesto l’assoluzione del suo assistito.

La mattina successiva la 46enne era tornata in ospedale in condizioni gravi e a quel punto era stato disposto il ricovero in Medicina generale dove era poi deceduta. Il medico del pronto soccorso accusato di omicidio colposo ha sempre sostenuto che la donna, al momento del primo accesso, non aveva accettato la terapia consigliata e il ricovero e aveva deciso di tornare a casa. Un dettaglio emerso anche in aula dalle parole del marito che, incalzato dalle domande dell’avvocato Costa, aveva ammesso che la moglie quel giorno era voluta tornare a casa.

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