Donna di 50 anni vince la battaglia per i cateteri: li riceverà gratuitamente
Sassari, affetta da paraplegia incompleta si era vista chiedere da diverse farmacie un pagamento extra non dovuto
Sassari Si chiude con una buona notizia la vicenda della donna sassarese di 50 anni affetta da paraplegia incompleta.
La farmacia delle dottoresse Maria e Graziella Mulas, in via Sulcis a Sassari, ha ritenuto congruo il budget messo a disposizione dalla Asl e ha dato la propria disponibilità a garantire per un anno intero la fornitura mensile dei cateteri urinari senza richiedere alcun contributo aggiuntivo alla paziente. Mettendo quindi fine a settimane di incertezza e scongiurando anche il ricorso ad azioni legali: non sarà infatti presentata alcuna denuncia nei confronti della Asl, dal momento che è stata verificata la correttezza del suo operato. Restano però interrogativi sulla posizione di altre farmacie cittadine che, nei mesi scorsi, avevano subordinato la consegna dei dispositivi al pagamento di una somma extra, sostenendo che il budget sanitario non fosse sufficiente a coprire i costi.
La protagonista della vicenda convive da più di trent’anni con una paraplegia incompleta. A 17 anni, mentre era in motorino con un compagno di scuola, rimase coinvolta in un grave incidente: l’impatto contro un muretto, la caduta violenta sull’asfalto e poi la diagnosi che le cambiò la vita: una lesione al midollo spinale. Da allora è affetta da vescica neurologica e necessita quotidianamente di cateteri urinari. Per anni è stata seguita all’Unità spinale dell’ospedale Niguarda di Milano e, durante il periodo di residenza in Lombardia, non ha mai incontrato ostacoli nell’ottenere i presìdi prescritti.
Le difficoltà sono emerse dopo il rientro in Sardegna, la scorsa estate. Il piano terapeutico redatto dallo specialista, e vidimato annualmente dalla Asl, prevede la fornitura di cinque scatole di cateteri al mese, per un valore complessivo di circa 350 euro. Si tratta di dispositivi indispensabili, che devono essere di qualità adeguata per prevenire infezioni e complicanze. Eppure, tra dicembre e le settimane successive, in diverse farmacie di Sassari la donna si è sentita chiedere un’integrazione economica variabile tra i 50 e i 70 euro mensili. La motivazione fornita era sempre la stessa: nomenclatori non aggiornati e rimborsi ritenuti insufficienti.
Una richiesta che la paziente ha vissuto come un’ulteriore ferita. Oltre alla gestione quotidiana di una patologia complessa, si è trovata a dover discutere per ottenere un presidio sanitario garantito dal servizio pubblico. Anche il padre, che l’ha affiancata nel tentativo di risolvere la situazione, ha sottolineato come in Lombardia un problema del genere non si fosse mai presentato, interrogandosi sulla legittimità di trasferire sui cittadini eventuali squilibri nei rimborsi.
Interpellata direttamente, la Asl aveva chiarito che alla paziente non spettasse alcun pagamento aggiuntivo. Una posizione che ha trovato conferma concreta nella disponibilità della farmacia di via Sulcis, che ha deciso di attenersi al budget previsto assicurando la copertura completa della fornitura.
