Sassari, emergenza chiese: il reportage tra cedimenti, fondi insufficienti e lavori in ritardo
L’ultimo allarme lunedì sera con la chiusura di Sant’Antonio Abate
Sassari È una vera e propria via crucis, tra deviazioni improvvise, transenne, ponteggi che inghiottono facciate intere e cantieri che si aprono e diventano - nel silenzio - parte del paesaggio urbano. Ogni chiesa è un passaggio obbligato tra un’emergenza e l’altra, tra un finanziamento annunciato e un cedimento imprevisto, tra il restauro promesso e la chiusura forzata.
È un percorso visibile che attraversa strade, quartieri e abitudini dei sassaresi e racconta una storia di campanili ingabbiati, di riti secolari sacrificati, di navate chiuse, facciate protette per anni da reti. E di impalcature che disegnano una geografia del sacro che somiglia sempre più a un sistema di emergenze permanenti. L’ultima stazione di questa particolare via crucis è di lunedì sera, davanti alla Chiesa di Sant’Antonio Abate. I vigili del fuoco sono intervenuti dopo una segnalazione della Prefettura e le verifiche della Soprintendenza. La prima diagnosi parla di dissesti statici nei pilastri superiori della facciata, giudicati incompatibili con la sicurezza del passaggio pedonale. Quattro mezzi, scala aerea, controlli dall’alto e traffico in tilt. Poi la decisione, chiesa chiusa e marciapiede interdetto. «Rischio anche io di dover lasciare la mia abitazione attigua alla chiesa – denuncia Mario Dau priore dell’arciconfraternita dei Servi di Maria – spero che l’intervento necessario venga fatto con urgenza». L’edificio appartiene al Fondo edifici di culto (Fec) un ente del Ministero dell’Interno che gestisce oltre 800 chiese di alto valore storico e artistico, confiscate a ordini religiosi nel XIX secolo, e che ora dovrà intervenire.
Una settimana fa un altro episodio aveva colpito la periferia urbana. A Li Punti, davanti alla Chiesa di San Pio X, il distacco di calcinacci dalla facciata aveva reso necessario l’intervento immediato e la chiusura dell’ingresso principale. Transenne, nastro della polizia locale, area interdetta. Nessun ferito fortunatamente, ma la nascita di un altro cantiere dentro un luogo di culto. L’ennesimo di un anno iniziato evidentemente sotto una cattiva stella. Il 2 gennaio la tragedia aveva sfiorato il cuore della città ottocentesca.
In via Enrico Costa, davanti alla Chiesa di San Giuseppe, un masso grande quanto un pallone da calcio era rovinato sul marciapiede. Nessun ferito, un altro miracolo. Pochi giorni dopo altri detriti staccatisi dal campanile avevano imposto la chiusura della strada per due mesi. Il traffico era stato deviato su via monsignor Masia, con via Asproni spezzata a pochi passi dalla storica scuola del quartiere. Per la messa in sicurezza servirà un intervento complesso, ponteggi sul tetto, lavori strutturali e un investimento da oltre 300mila euro.
«Dovrebbero iniziare entro quest’anno – spiega a metà mattina il parroco di San Giuseppe don Tonino Canu – ma solo il settanta percento della spesa verrà finanziata dalla Conferenza episcopale, il resto dovrà metterlo la parrocchia, non sarà semplice». Ma il punto più complesso dell’intero sistema resta la Chiesa di Santa Maria di Betlem, simbolo identitario della città e della Discesa dei Candelieri. Qui la precarietà è diventata normalità da anni. La stabilità statica all’interno ora è garantita da una fitta rete di ponteggi che arrivano fino alla volta a crociera ottocentesca. La cantaria, elemento fondamentale su cui scarica il peso dell’edificio, è interessata da lavori quasi conclusi. In piedi resta anche il campanile, già crollato a fine Ottocento e ricostruito con una forma modificata, da ottagonale a circolare.
Ma si tratta di una stabilità provvisoria. Non di un recupero definitivo. Nonostante la nuova iniezione di circa due milioni di euro che la Città Metropolitana è pronta a mettere in campo, la domanda non è più quando la chiesa riaprirà, ma in che condizioni lo farà. Nel frattempo, a San Pietro in Silki il mese mariano si apre ancora tra cantieri aperti. Il campanile è in restauro, ma i lavori avrebbero dovuto essere conclusi mesi fa.
Nel cuore della città, la vi a crucis raggiunge invece la chiesa di San Donato, che nonostante un recente intervento di restauro, presenta pareti completamente ricoperte di erba parietaria. L’ultima stazione è in via Mercato, nella chiesa del Carmelo. Qui già nel 2020 il distacco di calcinacci dalla facciata aveva imposto transenne e messa in sicurezza. Successivamente la facciata è stata rifatta, ma i problemi strutturali non sono stati completamente risolti. Da circa due anni si entra da un accesso secondario, mentre l’ingresso principale resta inutilizzabile.
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