Disabilità, ma non handicap: abbattiamo i muri creati dalla società
Il lavoro, la tutela e l’amore non sono un privilegio di pochi: nessuno deve avere paura di essere giudicato
Quando si parla di disabilità spesso si pensa ad un individuo che si deve privare di condurre una vita “normale”. Ma essere affetti da disabilità non significa privazione ma diversità. In sociologia c'è un ampio divario tra i due termini “diversità” e “disuguaglianza”. Diversità sono le caratteristiche che ogni individuo possiede, le disuguaglianze sono innescate dalla società in cui si vive, che generano opportunità differenti tra gli individui. Se pensiamo che una persona affetta da disabilità conduca una vita di privazioni è perché la nostra società e la nostra cultura ce lo fa pensare. In un contesto sociale e storico come quello che viviamo attualmente, gli individui si omologano pur nella consapevolezza di perdere le proprie unicità, soltanto per paura di essere giudicati dagli altri. Ma perché dobbiamo vivere con il timore, l'imbarazzo e la vergogna di mostrare il nostro vero essere? Nessun individuo è portatore di disabilità. Nessun individuo può essere identificato come “disabile” perché è molto di più, con le proprie caratteristiche e unicità. In un'intervista, il conduttore televisivo Paolo Ruffini chiede a una ragazza di 19 anni, affetta da sindrome di down quale sia il suo rapporto con l'amore e il sesso.
La ragazza risponde così: «A me piacciono i Maranza, con le cicatrici e i tatuaggi. Mi piacerebbe avere rapporti sessuali ma sembra impossibile, tutti pensano che io non possa avere rapporti sessuali a causa della sindrome di down». Mariangela, disabile al 75%, è invece una ragazza barese di 24 anni, dalla mente brillante, laureata in ingegneria biomedica alla ricerca di lavoro: ha ricevuto solo svariati “no”. Nel 2025, le persone affette da disabilità faticano ad intraprendere una carriera lavorativa. E si pensa che le persone affette da disabilità non si possano innamorare o avere rapporti intimi. La società è la causa delle disuguaglianze tra gli individui e si pensa che disabilità sia sinonimo di privazioni. Nel 2025 si pensa ancora che esistano individui di serie A e di serie B. In realtà esistono individui con caratteristiche bellissime e differenti che ci rendono unici nelle nostre diversità. Il lavoro, la tutela, l'amore non sono un privilegio di pochi. Tutto questo è emerso ancora una volta il 3 dicembre scorso, nella giornata internazionale delle persone affette da disabilità.
*Emma frequenta il Liceo Garibaldi di La Maddalena
