Torres e Nuorese giù tra i dilettanti
Il Tar del Lazio respinge il ricorso: le due squadre non hanno il diritto di restare in C2. La debolezza economica dell'isola travolge anche i simboli dello sport professionistico
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SASSARI. L'ammainabandiera martedì alle 16,20 a Roma, davanti al Tar del Lazio. Torres e Nuorese non hanno diritto alla C2 di calcio. Bocciate per tre volte dalla giustizia sportiva, bastonate anche dal Tribunale amministrativo. Sono vessilli storici, quelli che vanno giù: 105 anni di storia la Torres, 78 la Nuorese. Precipitano tra i dilettanti, simboli di un decadimento che nell'isola colpisce anche un mondo sportivo tanto debole che anche una salvezza in appello al Consiglio di Stato, ultimo grado, sarebbe una raffica e non un vento sostenuto, capace di far tornare a garrire quelle bandiere.
La morte (presunta, per ora) della due società sarde che si sono viste respingere il ricorso è invece la nuova vita di un'altra isolana, l'Alghero, ripescato seduta stante in C2.
Le motivazioni della bocciatura saranno rese note oggi, ma la sintesi del dispositivo è impietosa: i giudici non hanno accettato le giustificazioni per il ripianamento di un debito residuo di 66.239 euro per la Torres e di 168.000 per la Nuorese, che inutilmente hanno sostenuto di essere invece addirittura in attivo, considerando i 350.000 euro erogati dalla Regione. E' stato questo il nodo: il Tar ha ritenuto che quel contributo sia relativo al 2008 (e quindi non iscrivibile nel vecchio bilancio) e non al 2007. In più, e in peggio, la Nuorese avrebbe presentato la documentazione per l'iscrizione «quando ormai la Covisoc aveva già espresso il proprio motivato parere allo stato degli atti, alla Camera di arbitrato».
Già ieri sui voli di ritorno da Roma i colloqui tra i dirigenti sportivi e i rispettivi pool di legali e di esperti si sono sprecati. La decisione è presa: ricorso in ultimo grado al Consiglio di Stato, che si pronuncerebbe il 26 agosto. Ma mentre la Nuorese ha già aperto il paracadute sostenendo che in ogni caso ripartirà dai dilettanti, a Sassari - dove il rito della crisi rossoblù si rinnova immancabilmente ogni agosto, quasi come un undicesimo Candeliere, ma sempre fuso - di altri futuri non si parla. Oggi le decisioni, mentre il rammarico è di ieri, compagno di dilettantismo e approssimazione. Con tutte quelle migliaia di euro versate in extremis, sono stati gli spiccioli a fregare il presidente rossoblù Antonio Mascia e quello verdeazzurro Roberto Goveani e a portare a mezz'asta due gloriose bandiere sportive sarde.
La morte (presunta, per ora) della due società sarde che si sono viste respingere il ricorso è invece la nuova vita di un'altra isolana, l'Alghero, ripescato seduta stante in C2.
Le motivazioni della bocciatura saranno rese note oggi, ma la sintesi del dispositivo è impietosa: i giudici non hanno accettato le giustificazioni per il ripianamento di un debito residuo di 66.239 euro per la Torres e di 168.000 per la Nuorese, che inutilmente hanno sostenuto di essere invece addirittura in attivo, considerando i 350.000 euro erogati dalla Regione. E' stato questo il nodo: il Tar ha ritenuto che quel contributo sia relativo al 2008 (e quindi non iscrivibile nel vecchio bilancio) e non al 2007. In più, e in peggio, la Nuorese avrebbe presentato la documentazione per l'iscrizione «quando ormai la Covisoc aveva già espresso il proprio motivato parere allo stato degli atti, alla Camera di arbitrato».
Già ieri sui voli di ritorno da Roma i colloqui tra i dirigenti sportivi e i rispettivi pool di legali e di esperti si sono sprecati. La decisione è presa: ricorso in ultimo grado al Consiglio di Stato, che si pronuncerebbe il 26 agosto. Ma mentre la Nuorese ha già aperto il paracadute sostenendo che in ogni caso ripartirà dai dilettanti, a Sassari - dove il rito della crisi rossoblù si rinnova immancabilmente ogni agosto, quasi come un undicesimo Candeliere, ma sempre fuso - di altri futuri non si parla. Oggi le decisioni, mentre il rammarico è di ieri, compagno di dilettantismo e approssimazione. Con tutte quelle migliaia di euro versate in extremis, sono stati gli spiccioli a fregare il presidente rossoblù Antonio Mascia e quello verdeazzurro Roberto Goveani e a portare a mezz'asta due gloriose bandiere sportive sarde.
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