Leonardo Marras: “Forza Torres, regalati il tricolore”
Per l'utima gara da presidente, gli auguri alle ragazze alla vigilia della sfida scudetto col Bresciua
SASSARI. «Sarò sempre il primo tifoso della Torres, ma dopo 21 anni di presidenza è arrivato il momento di passare la mano». Alla vigilia della partitissima col Brescia che assegnerà lo scudetto del calcio femminile Leonardo Marras rompe un lungo periodo di silenzio per fare un augurio alle ragazze e confermare quello che aveva annunciato già da tempo. «A fine stagione la società avrà un nuovo gruppo dirigente. Il nostro ciclo si chiude ma sono sicuro che la Torres continuerà a essere una bandiera dello sport sardo e nazionale».
Intanto c’è da vincere la partita di domenica.
«Sono certo che ce la faranno. Conosco la grinta delle rossoblù e la loro voglia di regalarsi l’ennesimo tricolore. A Brescia sarà durissima ma io ho una grande fiducia».
Qual è il segreto della sua squadra?
«La forza è il gruppo. Sono ragazze straordinarie che negli ultimi mesi hanno fatto miracoli. Spero davvero che riescano a regalarsi il sogno tricolore».
La società è sembrata un po’ distante. Vi sentite in colpa?
«Non credo sia giusto dire che la società non è stata vicina alla squadra. Forse fisicamente siamo stati meno presenti del passato ma le ragazze sono sempre state seguite con attenzione e grande affetto».
Però qualche problema c’è stato.
«Purtroppo anche noi abbiamo pagato i costi di una crisi che ha in messo in ginocchio decine di società. Però le ragazze hanno tenuto duro tirando fuori un carattere che riassume il meglio di questa terra: la testardagine, l’orgoglio la capacità di fare squadra. E’ per questo che non ho paura della trasferta a Brescia».
Allarghiamo un po’ il discorso. Che cosa è mancato alla Torres per garantirsi un futuro sereno?
«Credo che quasi tutti i problemi si possano riassumere in una parola: attenzione. Io in 21 anni di presidenza ho vinto sette scudetti, sette coppe Italia, sei supercoppe e tanti altri trofei nazionali. Ebbene ancora oggi la Torres non è riuscita ad avere un campo dove allenarsi e dove giocare, nè ad avere certezze dal punto di vista degli aiuti, diciamo così, istituzionali. Siamo costretti, da campioni d’Italia in carica, a elemosinare campi in giro per la provincia senza avere la minima possibilità di crescere».
E’ per questo che nella Tores giocano così poche atlete sarde?
«In parte sì. E’ difficile mantenere un settore giovanile senza strutture e senza risorse. Molte delle ragazze cresciute con la maglia della Torres oggi giocano in altre squadre della penisola o in Sardegna. Però va anche detto che per rimanere ai vertici della disciplina bisogna puntare sull’eccellenza senza guardare al luogo di nascita».
Torniamo al problema della mancanza di risorse. Quanto sta pesando sullo sport sardo?
«Direi tantissimo. Quest’anno sono sparite dalla scena società importanti (penso alla Città dei Candelieri nella pallamano) e salteranno manifestazioni di grandi tradizioni. Anche noi siamo stati costretti a fare delle scelte e capisco l’amarezza delle ragazze. Però di più non potevamo fare. Oggi gli sponsor hanno difficoltà a mantenere gli impegni, la Regione versa i contributi con anni di ritardo e le banche hanno chiuso i rubinetti. La squadra è andata avanti grazie all’impegno dei dirigenti e, credetemi, non è un impegno da poco».
Non è un bel quadro. Come se ne esce?
«Bisogna che qualcuno nei palazzi della politica si ricordi che lo sport non è un passatempo ma un investimento nel sociale. Bisogna dare ai club certezze sui contributi, facilitare il credito e scommettere su chi ha dimostrato, sul campo, di saper fare il suo lavoro. Non si può più fare affidamento solo sulla passione di qualche presidente».
Per lei è arrivato il momento di passare a mano.
«Lo avevo annunciato a inizio stagione e non ci sono motivi per fare marcia indietro».
A chi lascerà la Torres?
«Negli ultimi tempi siamo stati affiancati da un gruppo di amici più giovani e motivati. Sono convinto che la Torres continuerà a vivere e a vincere».
Ventuno anni al timone. C’è un momento più bello e uno più brutto che vuole ricordare?
«Il più bello arriverà domenica. Il più brutto è legato alle difficoltà di questa stagione».
Che cosa le lascia la Torres?
Mi lascia emozioni indimenticabili. Penso all’incontro col Papa, a quello con Silvia Melis appena liberata o alla giornata trascorsa con i cassintegrati all’Asinara. Penso alle battaglie civili portate avanti in questi anni e alle vittorie sul campo. Abbiamo scritto vent’anni di sport con la S maiscula. E oggi tante società ci stanno imitando».
E’ un altro motivo d’orgoglio.
«Abbiamo creato uno stile che è nel dna della nostra società e che lasceremo in eredità a chi prenderà il nostro posto».
Intanto c’è il Brescia. Ha un messaggio per le ragazze?
«Le ragazze hanno dimostrato di essere persone meravigliose e spero che riescano a regalarsi lo scudetto. Sarebbe una vittoria tutta loro sulla quale poggiare il primo mattone del nuovo ciclo rossoblù».
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