Basket, dopo 5 mesi la Dinamo ritorna in gioco

Da giovedì a sabato il “Città di Cagliari” con Milano e Venezia. Perra (Fip): «Un segnale di vitalità per tutto lo sport sardo»

SASSARI. Cinque mesi senza i due punti. Era il 7 marzo a Roma in campionato a spalti deserti , era il 10 marzo a Burgos in Champions League. Poi la chiusura, la pandemia, l’isolamento, gli allenamenti solitari e la voglia di ripartire che cresce e cresce mentre si susseguono i tamponi, nasce la nuova squadra e ci si ritrova in ritiro prima ad Aritzo e adesso a Olbia, pronti per la prima palla a due della nuova stagione di basket. 162 giorni dopo l’ultima sirena finale, si riparte giovedì 20 alle 20.30 al PalaPirastu di Cagliari contro l’Olimpia Milano di Gigi Datome.

Avrebbe meritato il pienone, un match del genere. Per il suo significato, oltre che per il contenuto tecnico, invece fino al 22 sarà festa per pochi in campo e per tutti gli altri davanti allo schermo del computer. Ma la Dinamo riparte, riparte il basket e riparte alla grande, con il triangolare Città di Cagliari fra i biancoblù, Milano e Venezia. Le squadre che hanno vinto gli ultimi sei scudetti. Organizzazione Federbasket sarda, con la firma del presidente Bruno Perra.

In pochi pensavano che di questi tempi si potesse organizzare un torneo, e per giunta di questo livello. Una follia?

«Un po’ di sana follia deve esserci sempre, senza non si fa niente. E’ il primo grande evento in Sardegna dopo la pandemia. Era doveroso proporlo, bisogna ripartire e dare un segnale di vitalità a tutto lo sport sardo, oltre che alla pallacanestro».

Peccato per le porte chiuse.

«Potranno entrare solo 200 spettatori, oltre alle 125 persone autorizzate dal protocollo tra giocatori, staff, chi fa le pulizie, gli ufficiali di gara...».

Problemi?

«E’ la prima volta che ci capita una situazione del genere, navighiamo un po’ al buio ma siamo pronti, dai test sierologici ai tamponi per tutti. Sono novità che impareremo sulla nostra pelle, ora serve concretezza e non chiacchiere».

Come selezionerà i 200 spettatori’

«Una lotteria? Non so, non ci sto pensando, non so se sia giusto o sbagliato. Potremmo chiedere una deroga ma non è semplice ottenerla. No, mi preme di più giocare e rispettare tutte le misure di sicurezza».

A partire dalle tre squadre.

«Che staranno in alberghi super attrezzati. Ma in serie A sanno già come muoversi. Hanno i tamponi, medico al seguito. Dobbiamo fare tutto al massimo e tutto bene».

Decima edizione, si presume un po’ più difficile da organizzare rispetto alle altre.

«Avevo pensato al solito quadrangolare internazionale come ogni anno ma c’era il problema dei viaggi. Dalla Turchia, dalla Russia. Era tutto pronto ma era tutto molto complicato».

Il livello è comunque altissimo, internazionale.

«Milano e Venezia hanno raccolto l’invito con grande entusiasmo, per tutti è l’occasione per riprendere a giocare. Una settimana dopo scatta la Supercoppa e prima non ci sono amichevoli o sono molto poche, per cui due partite di questo livello fa sempre comodo giocarle».

E vederle.

«Ci sono in campo gli ultimi sei scudetti, c'è un grande interesse. Sì, peccato per il pubblico. C’è la Dinamo da scoprire, Gigi Datome che torna in Italia ed esordisce nella sua Sardegna... ma ci siamo, si gioca. Un segnale di continuità per il torneo e un segnale per la Sardegna. E speriamo di essere d’esempio, in questi tempi di coronavirus. Per testare i protocolli e fare esperienza da mettere al servizio di chi vorrà seguirci».



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