La narrazione nel calcio: «Da una palla che rimbalza nascono le storie più belle»

Tre autori sardi emergenti a confronto. Dal romanzo alla ricostruzione storica, possibilmente con l’isola sullo sfondo

SASSARI. Ci sono uno storico, un romanziere e un appassionato di storie lontane. In mezzo c’è una palla da calcio che rimbalza, e poco importa se l’erbetta è quella di uno stadio di serie A o delle serie minori britanniche. O se erbetta non ce n’è proprio, come su un campetto spelacchiato di cent’anni fa. C’è la palla, però, e questo è più che sufficiente per scavare, cucire, ricamare o inventare di sana pianta storie appassionanti. Come dimostrano tre giovani autori sardi, capaci di tirare fuori volumi diversissimi tra loro ma egualmente interessanti.

Il romanzo. «Hemingway diceva: scrivi con amore di ciò che conosci. Nel mio piccolo, ci ho messo l’amore per il Cagliari e la conoscenza del mondo del giornalismo, che non saranno le corride a Pamplona o la Parigi degli anni 30, ma era tutto quel che avevo». Nicola Muscas la butta dentro al primo tocco: esordio con gol, si direbbe per il trentottenne giornalista freelance cagliaritano, che con il suo “Isla bonita - Amori, bugie e colpi di tacco” (66thand2nd, 336 pagine) si libera dalle briglie di un decennale esperienza come scrittore di brevi racconti. L’ispirazione è alta, il tema apparentemente “basso”, perché il protagonista è un calciatore bolso che al crepuscolo della carriera frequenta più i bar che il campo d’allenamento. «Ho scritto una commedia perché credo nel potere della leggerezza come forma di resistenza, come modo di vivere, come strumento per salvarci. Ho provato anche metterci temi che andassero in profondità, come quello del cambiamento. Tutti i miei personaggi sono irrisolti e stanno cercando di capire come indirizzare il loro percorso. Ho provato anche a parlare di famiglia, del rapporto con i genitori che invecchiano, di distanze e lontananza».

Due gli aspetti particolarmente interessanti dal punto di vista letterario: innanzitutto il protagonista, il “Gordo”, appunto, personaggio uno e trino nato dalla fusione a freddo tra Diego Maradona, Paul Gascoigne e Fabian O’Neal. E poi l’ambientazione: «Ho cercato di dare una rappresentazione della Sardegna – spiega Muscas – che non fosse né dolente né arcaica, né magica né misteriosa. Volevo mostrare una Cagliari, una Sardegna urbana e contemporanea con tutti i suoi pregi e difetti, la sua bellezza e il suo clima e la sua qualità della vita, ma anche i suoi limiti, la sua provincialità, la sua indolenza, il suo senso di autocompiacimento, il suo essere un confine spesso difficile da valicare. E quindi in qualche modo anche prigione». Dopo tanti anni a leggere e raccontare brevi storie, come è arrivato al romanzo? L’esperienza fatta nel collettivo “Scrittori da palco” è stata propedeutica a misurarmi sulla lunga distanza, su un racconto dal respiro più ampio. Avevo voglia di scrivere un romanzo, una storia più lunga, con tono generale da commedia, ma che avesse qualche registro in più. La scelta di un “matto” come protagonista mi ha permesso di sparigliare le carte, di allargare l’orizzonte e di far succedere le cose. C’è ovviamente una satira o parodia del mondo del calcio e del mondo dell'informazione, che conosco bene. Ma il Gordo è il vero “acceleratore di eventi”».

England calling. «Raccontare il calcio inglese, soprattutto quello minore, è una vera e propria boccata d’ossigeno. Ci sono realtà in cui la passione per il calcio è slegata dai risultati, in cui il tifo è qualcosa ereditario, una tradizione di famiglia da portare avanti per puro senso di appartenenza a un quartiere, a una città». Per Andrea Maggiolo, giornalista classe 1982 del gruppo Citynews, il pallone rimbalza nel cuore dell’Inghilterra, in quella che George Orwell definì la città “più brutta del mondo antico”. A Sheffield, mezzo milione di abitanti nel sud dello Yorkshire, si svolge da 130 anni una delle stracittadine più sentite. «Non c’è niente di paragonabile al derby di Sheffield», racconta Maggiolo, torinese trapiantato ad Alghero da quasi dieci anni, che in queste settimane ha mandato in stampa il suo “Wednesday vs United - Il derby duro come l’acciaio di Sheffield” (Bradipolibri). «Non sono tifoso né di una né dell’altra squadra – spiega l’autore – ma ho sempre avuto una grande passione per tutto ciò che ruota attorno alle città industriali. Da Torino a Lille, sino a Detroit. Mi è sempre interessato il legame particolare che in questi luoghi si instaura tra la tifoseria e la società. Sheffield è la città in cui sono state definite le regole del calcio, in cui è nata la prima squadra della storia, in cui si è giocata la prima gara in notturna di sempre e il primo derby. Ma è anche un luogo in cui già nell’800 era evidente che il calcio fosse qualcosa di diverso da un semplice gioco. Nel tempo libero non ci doveva essere molto da fare, e per le partite la città si mobilitava, arrivava gente dalle campagne e dai paesi vicini: il calcio diventava qualcosa di molto identitario. E così è rimasto, mentre in Italia siamo molto meno attenti alla tradizione delle società, il tifo è molto più da salotto e si è perso il senso di andare allo stadio come “religione”».

«Le ricerche? Il Covid ha mi ostacolato non poco – spiega Maggiolo – ma i contatti che ho trovato mi hanno permesso di arrivare sino in fondo con questo libro, scritto ovviamente per pura passione. Di mio ci ho messo il tono ironico e l’accento su alcune storie tra folklore e leggenda, ma i riferimenti storici poggiano su una solida base bibliografica».

La ricerca storica. «La passione per la ricerca si nutre di curiosità, di tanto lavoro e di piccoli colpi di fortuna, che fanno la differenza». Mario Fadda, insegnante di 43 anni, cresciuto a Iglesias e trapiantato a Cagliari, è il prototipo dello studioso applicato al calcio. «Al calcio sardo, nello specifico, che è la mia grande passione. Prediligo il periodo che va dal 1902 al 1960, che è ricchissimo di storie che meriterebbero di uscire dall’oblio». Il calcio pionieristico di Cagliari, Amsicora e Torres, ma anche di Arzachena, Nuorese e Fersulcis sono alcuni dei “filoni” principali sui quali Fadda, che è membro della Siss, la Società italiana di storia dello sport, si concentra da anni. «Si parte da piccole ricerche – spiega Fadda, che tra gli altri ha pubblicato un volume sulla storia della maglia del Cagliari – . Poi c’è il colpo di fortuna ti anima, ti incoraggia e ti spinge ad approfondire e andare oltre la fatica e lo scoramento che può arrivare quando, come mi è capitato, perdi un intero hard disk di memoria. Serve intuito, fiuto, e devi conoscere bene gli strumenti di ricerca. Ma poi la più grande soddisfazione è riuscire a sfatare le leggende metropolitane, le notizie false che magari girano da decenni e che ora tutti considerano vere». Una fortuna, per il calcio sardo, avere uno storico così.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes