«Alla Dinamo è come stare in famiglia»

Massimo Chessa è stato tra i protagonisti del successo di sabato: «Non giocavo da un anno, avevo pensato di smettere»

SASSARI. «Avevo pensato di smettere, non mettevo piede in campo da un anno e se non mi avesse chiamato la Dinamo avrei messo davanti le esigenze della famiglia». È andata diversamente, per Massimo Chessa, che per il più classico caso di “sliding doors” si è ritrovato catapultato dal divano di casa al parquet, ritrovando il quintetto base esattamente sei anni dopo l’ultima volta, nel marzo 2020 contro la Virtus Roma.

«Il divano no, però, perché ho sempre continuato ad allenarmi e già nei mesi scorsi avevo dato una mano alla Dinamo come “sparring partner” per gli allenamenti – sorride il numero 5 biancoblù, che in 15 anni tra i professionisti ha messo insieme oltre 400 partite, tra serie A e Legadue –. Quell’ultima volta in quintetto con la Dinamo me la ricordo bene, non solo perché era l’anno del triplete, ma perché dopo pochi minuti mi feci male a una caviglia e quell’infortunio condizionò il resto della mia stagione. Giocai un altro minuto e mezzo a Trento nei playoff, beccando un antisportivo...».

Sliding doors e occasioni da prendere al volo. Come quella di sabato: con i due play Spissu e Katic ko, a Massimo Chessa è toccato il compito di fare da spalla a Gentile. «Ho vissuto la vigilia con serenità, ormai non so no più un ragazzino – dice –. Poz mi ha comunicato in mattinata che sarei partito in quintetto, mi ha trasmesso tranquillità ma anche una grande carica, come solo lui sa fare. I primi tiri sono andati sul ferro, è vero, ma ho continuato a giocare senza pensieri. Poi un paio di triple sono entrate, mi fa piacere soprattutto essere riuscito a dare una mano, in una situazione di piena emergenza. E la cosa più bella è stata svegliarsi con i dolori tipici del post partita, una cosa che mi mancava da oltre un anno».

Dinamo, Biella, Verona, Torino, ancora Dinamo, Trapani, Roma e Napoli sono le tappe di una carriera che si è colorata anche d’azzurro. E ora questa porta che si è aperta in maniera forse inaspettata. «Mi dispiace solo il fatto che il mio ingresso nel roster sia legato all’infortunio di Devecchi. Ma questo è lo sport. Sono veramente felice di far parte di un gruppo come questo: starci dentro è facile, con Pozzecco vai a fare allenamento col sorriso, ti trasmette la sua passione per il basket, e ci sono tanti ragazzi in gamba».

E poi dentro c’è tanta Sassari. «Jack per me è come un fratello maggiore – dice Chessa –, Spissu è mio fratellino, lo conosco da quando era bambino e veniva a vedere gli allenamenti, Marco Antonio Re è un ragazzo super. È davvero come stare in famiglia, non avrei potuto trovare una situazione migliore».

Il prossimo exploit? «Abbiamo vinto questa gara, che era importante, e andiamo verso un tour de force pesante. Prima o poi gli assenti torneranno – conclude il jolly biancoblù –, ma intanto io sono a disposizione, pronto a dare il massimo. Avere messo Alessandra e il nostro Lorenzo in cima alla lista delle priorità, e avere anche pensato di smettere, mi consente di vivere questa avventura nella “mia” Dinamo nel modo giusto».

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