Demis Cavina: «La mia Dinamo sarà affamata»

Il coach torna sulla panchina sassarese dopo 12 stagioni: «Felice e orgoglioso, non partiamo certo da zero»

SASSARI. Da una barba all’altra, alla Dinamo non ci si annoia mai. Il dopo Pozzecco sgorga da ieri mattina nella club house della società biancoblù, che ha presentato ufficialmente il suo allenatore per le prossime due stagioni: Demis Cavina. Qualche capello in meno e tanta esperienza in più per un ritorno a Sassari (prima di lui in tempi moderni solo Michelini e Markovski) dopo 12 stagioni. Un ritorno che lo vede sorridente, motivato e sereno, perché forte della fiducia costruita nella due ultime stagioni a Torino sotto la presidenza di Stefano Sardara, e della consapevolezza che i suoi principi sono e restano vincenti, applicabili anche alla Dinamo. Di più, perfino: «Lavoro, motivazioni e ambizione. Giocatori affamati, e un gruppo unito».

Il presidente Sardara così ha presentato il coach: «Il suo percorso parla per lui, a Torino ho conosciuto un professionista serio e sono strafelice che abbia accettato di venire a Sassari». Dal suo canto Cavina si è detto «emozionato e orgoglioso. Ritrovo questa squadra fra le grandi, in campionato e in Europa. Ritrovo Sassari, per me un po’ casa. Trovo obiettivi importanti e tanta ambizione. Per me è una grande opportunità, non vedo l’ora di iniziare». Senza guardare al budget («Non mi compete, in 25 anni non l’ho mai fatto»), senza timore di confronti, lui dal carattere diametralmente opposto a chi lo ha preceduto. Un altro barbuto, Pozzecco: «La Dinamo ha avuto grandissimi allenatori – – spiega –, parlano i risultati. Ciascuno ha portato il suo essere e io porterò il mio. Poi, complimenti per quel che è stato fatto, ma io e tutti dobbiamo guardare avanti».

Con l’arrivo del coach può finalmente decollare la campagna acquisti, ma per primo Cavina fa presente che un buon gruppo di partenza c’è già, e il presidente a fianco a lui elenca Devecchi, Spissu, Bendzius, Gentile, Treier, Chessa, Gandini. E Diop, che da Torino torna alla base: «Ousman aveva un obiettivo, in A2, e lo ha centrato – prosegue il neo-bis coach della Dinamo –. Ha lavorato per costruirsi gli argomenti tecnici con i quali far fronte alle differenze fisiche che troverà in serie A. Avrà anche lui un obiettivo, tutti i giocatori della Dinamo avranno un obiettivo scritto, da raggiungere». Poi, lo staff tecnico verrà presto completato. Resta Giorgio Gerosa, e per il ruolo di l’aiuto coach gira il nome di Giacomo Baioni, da Brescia. Un altro ritorno. Mentre Edoardo Casalone, che ha appena salutato Sassari, potrebbe succedere a Cavina sulla panchina di Torino. Stefano Sardara a Cavina chiede «di lavorare per far bene, per far crescere ancora la Dinamo».

E Cavina a se stesso chiederà «di essere bravo a tenere alta l’asticella», e alla squadra «di continuare a essere Dinamo. La strada è già tracciata». Tredici anni dopo torna un Cavina più maturo. Con quale basket? «Odio le etichette, mi piace avere delle certezze e la difesa è una di queste. Ma non sono un catenacciaro, mi piace correre molto. A1 o A2 la pallacanestro è pallacanestro, con delle differenze certo, ma è sempre pallacanestro. Io? Sono... invecchiato, ho smussato qua lche angolo ma i miei valori restano sempre quelli: lavoro, crescita dei singoli per far crescere la squadra. Che gioco faremo? Non so, penserò a creare il giusto feeling e ad adattare il gioco ai giocatori. Riparliamone quando avremo fatto la squadra».

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