Addio a Longhi, storico direttore del Tg1

Per tre volte chiamato a togliere dai guai la testata giornalistica più seguita della Rai

ROMA. Il Tg1 e il “salvataggio” della maggiore testata Rai nei momenti di burrasca erano nel dna di Albino Longhi, che per tre volte, in situazioni diverse, ha avuto nella vita questo compito. La prima fu nel 1982, quando sostituì Emilio Fede, vicedirettore che aveva retto temporaneamente il Tg1 per pochi mesi dopo le dimissioni di Franco Colombo, coinvolto nello scandalo della P2. E fu una direzione di ben cinque anni. La seconda durò solo pochi mesi e fu nel 1993 quando fu chiamato al timone al posto di Bruno Vespa, dimissionario, che si era scontrato duramente con la redazione. La terza nell'ottobre del 2000 dopo le dimissioni di Gad Lerner, quando il dda presieduto da Mario Zaccaria chiamò nuovamente Albino Longhi («mi sento un pompiere», commentò in quella improvvisa occasione) per portare il Tg1 fuori dalla crisi nel nome di «continuità, tradizione, ma anche forte innovazione», tre caratteri che gli erano propri.

Albino Longhi – scomparso ieri a Roma a 78 anni – nasce a Mantova il 6 settembre 1929. Nel 1969 è assunto alla Rai. Nel 1982 viene nominato per la prima volta direttore del Tg1, dove resta fino al 1987. A sostituirlo, nel febbraio 1987, sarà Nuccio Fava che era uno dei vicedirettori. Passa allora alla direzione delle Tribune e dei programmi per l'accesso. Nel 1990 diventa vice direttore generale per i piani delle attività aziendali. Nel 1993 torna al Tg1 come direttore ma solo per pochi mesi – da febbraio a settembre – e anche in quel caso, come accadrà poi nel 2000, la Rai era in attesa di nuove regole. In questo caso viene chiamato a sostituire Bruno Vespa, ma non è una direzione facile. In quel periodo il Tg5 realizza quello che il direttore Enrico Mentana definisce «il sorpasso storico»: è la prima volta che il Tg5 supera negli ascolti il Tg1. Il “cda dei professori”, il primo nominato dai presidenti di Camera e Senato, nomina al suo posto Demetrio Volcic. Diventa allora direttore dell’Arena di Verona dove rimane fino al 1995 quando diventa consulente del presidente del Consiglio per i problemi relativi alla comunicazione e all'informazione con Romano Prodi. La sua carriera in Rai si chiuse con un ruolo nella Consulta qualità. Qualità che senza dubbio è sempre stata per Longhi un faro della professione.



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