Piero Loi: «Il turismo per noi resta un affare di famiglia. E la serietà paga»

Parla l'imprenditore di Orosei che con i fratelli gestisce 30 alberghi in tutta l'isola: un gruppo con un fatturato di 70 milioni l'anno e 1600 dipendenti stagionali

“Siamo ancora un’azienda a gestione familiare”, dice con orgoglio Piero Loi dal suo ufficio al quartier generale della Iti, Istituto turistico immobiliare, un intero edificio inserito in un’area di 25 ettari fronte mare, anzi marina, quella di Orosei («ma siamo a più di 300 metri», sottolinea), che ospita tre villaggi turistici, palestre, campi da tennis e una piscina grande quanto un campo di calcio con tanto di pontili e isoletta artificiale. “Dico familiare per l’impegno quotidiano di tutti noi fratelli Loi, e per il modello di azienda che abbiamo creato”. In sintesi: 70 milioni di fatturato, trenta fra alberghi e villaggi turistici, 1600 dipendenti stagionali e un centinaio a tempo indeterminato. E 850mila presenze turistiche l’anno (il dato è del 2018), cioè l’8 per cento delle presenze alberghiere dell’intera Sardegna. La metà di queste riguardano Orosei, e due anni fa hanno portato la cittadina della bassa Baronia al terzo posto nell’isola appena dietro realtà consolidate come Alghero e Arzachena. Un piccolo impero che va dalla Gallura alla provincia di Cagliari, da Arzachena a Villasimius, fatto di tredicimila posti di letto, dove in piena stagione si sfornano almeno quindicimila pasti al giorno. Nonostante ciò, la premiata ditta Loi Brothers mantiene profilo basso e piedi e testa saldamente a Orosei, dove tutto è cominciato 45 anni fa. I sette fratelli Loi (cinque maschi e due donne) nascono in una famiglia come tante in questa parte di Sardegna baciata dal sole e attraversata dal Cedrino, piegata dalla malaria sino a pochi decenni prima, dove una nobiltà decaduta manteneva antichi privilegi e grandi estensioni terriere.

“Eravamo poveri”, dice Piero, classe 1954, terzogenito di Antonio Loi e Tonina Corbeddu. ‘‘Mio padre faceva

il contadino, mia madre aveva una piccola bottega. Non finirò mai di ringraziarli perché in tempi in cui si abbandonava la scuola, finite le medie se non prima, hanno consentito a tutti i figli di continuare gli studi”. Solo il maggiore, Natalino, e le due sorelle Patrizia e Maria Rossella si sono fermati al diploma superiore. Gli altri sono laureati: Piero e Gino in economia e commercio, Francesco e Antonello in architettura. “L’istruzione è l’investimento migliore che un genitore possa fare, qualunque sia la strada che i figli prenderanno”, dice l’imprenditore. Una tradizione che ha mantenuto parzialmente nella propria famiglia. ‘‘Non ho anticipato Briatore: mai pensato ‘mio figlio lo formo io’. Ma il maggiore dei miei, Francesco, di 32 anni, dopo il diploma ha voluto entrare a tutti i costi in azienda. Il più piccolo, Gabriele, ha 29 anni e si è formato in marketing all’Istituto europeo di design di Milano, dove vive attualmente. Non fa parte dell’azienda ma lavora con noi, e con holding di prestigio come Belmond, come consulente esterno in comunicazione e immagine”.

L’avventura dei fratelli Loi comincia nel 1974. In realtà era partita vent’anni prima, quando lo zio materno Antonio Corbeddu, classe 1932, mette su un’impresa di costruzioni che in breve tempo diventa protagonista del boom edilizio in provincia di Nuoro. Corbeddu guarda anche alle coste, che alla fine degli anni Cinquanta erano ancora terra di nessuno, e costruisce le prime ville. I nuoresi hanno scoperto Cala Liberotto, frazione di Orosei immersa nel verde, e le case in riva al mare diventano alla portata di tanti piccolo borghesi. Alla fine degli anni ’60 Corbeddu sbarca in Costa Smeralda e realizza ville per i super ricchi che approdano nel paradiso dell’Aga Khan. Compra terreni, costruisce e rivende. Si trasferisce a Roma e diventa amico della gente che conta (dicono fosse molto legato a Cossiga). Qui compra il Colonna Palace, albergo che darà il via a una catena di hotel extralusso, la Iti Hotels (la sigla sta per Istituto turistico italiano), attiva in tutto il mondo, che Corbeddu, oggi prossimo a compiere 87 anni, continua a gestire con le tre figlie.

Ma torniamo a Orosei, e al 1974. Leggenda popolare vuole che zio Antonio Corbeddu abbia messo mano al portafogli e dato una mano ai figli, allora studenti, della sorella Tonina. Aiutandoli così ad aprire il primo albergo, l’hotel Maria Rosaria, nome della madre di Antonio e Tonina Corbeddu, in pieno centro a Orosei. Ventidue camere appena, ma è il primo passo. Piero Loi smentisce questa tesi, pur con tutta la riconoscenza verso lo zio materno, con il quale oggi condivide, sul piano dell’immagine più che su quello strettamente societario, il gruppo Iti. ‘‘Zio Antonio ci ha indicato la strada,noi l’abbiamo seguita e siamo andati avanti grazie ai suoi preziosi consigli. Ma il Maria Rosaria l’abbiamo realizzato contraendo un mutuo regionale a tasso agevolato per l’edilizia alberghiera”. Così spetta a Natalino, il maggiore dei fratelli che nel frattempo proseguono gli studi universitari, gestire il primo albergo di famiglia.

Piero Loi scopre giovanissimo anche la passione per la politica. “A vent’anni ero già assessore a Orosei nelle fila della Democrazia cristiana”. Della stagione in cui ha fatto parte della giunta monocolore Dc, particolarmente invisa agli ambientalisti per la febbrile attività edilizia (La Nuova titolava ‘Il sacco di Cala Liberotto’), al contrario Loi rivendica la “lungimiranza per aver disegnato uno sviluppo della costa di Orosei che andasse oltre l’invasione delle seconde case, favorendo invece l’edilizia alberghiera”. L’esperienza andrà avanti per alcuni anni e culminerà nel 2000 con la candidatura alla presidenza della Provincia di Nuoro con Forza Italia: più votato di tutti al primo turno, Loi viene sconfitto al ballottaggio dal candidato del centro sinistra. Dopo 5 anni all’opposizione, lascia la politica. ‘‘Non si può fare l’uno e l’altro”, dice l’imprenditore. Ci riesce invece un fratello minore. Le ultime elezioni a Orosei hanno visto un rientro in campo della famiglia: Antonello Loi è l’attuale vice sindaco.

Gli anni ’90 rappresentano la svolta. Il primo grande albergo è il Torre Moresca, pietra miliare di una serie di strutture che solo a Orosei sono una decina (alla domanda quanti sono gli alberghi nel suo paese, lo stesso Loi ci mette un po’ prima di rispondere). Passo dopo passo si arriva ai giorni nostri, ma la holding dei fratelli Loi è in continuo divenire: solo nel 2018 ha acquisito altre quattro strutture. Da cosa nasce questa politica espansionistica? “Sicuramente da una buona dose di pazzia – dice Loi – e dalla volontà di migliorarsi. Le acquisizioni continueranno”. In questa politica è fondamentale il rapporto con le banche (Piero e Francesco Loi hanno fatto parte del Cda del Banco di Sardegna). Dai bilanci del gruppo, o meglio della società principale alla quale fanno riferimento le più piccole, si evince come le sole immobilizzazioni materiali relative a terreni e fabbricati sfiorino i 200 milioni di euro. Un patrimonio che rappresenta più che una garanzia nei rapporti con gli istituti di credito. ‘‘Senza la fiducia delle banche non avremmo potuto arrivare sin qua – dice l’imprenditore Piero Loi – ancora oggi sono essenziali. Faccio un esempio stupido: per spostarci tutti utilizziamo spesso auto a nolo. Ecco, noi noleggiamo capitali, ma rispettiamo le regole: così come un’auto deve essere riportata integra al noleggiatore, lo stesso avviene per il capitale. E la serietà paga”.


 

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