Addio a Luigi Bianchi, giornalista di razza

Morto a 94 anni ha guidato da direttore la Nuova Sardegna nel passaggio dalla Sir al Gruppo Repubblica-Espresso  

SASSARI. E’ morto il giornalista Luigi Bianchi. Aveva 94 anni. E’ stato direttore della Nuova Sardegna dal 1981 al 1983. Notista politico prima al Giorno e poi al Corriere della Sera, nel quotidiano di via Solferino bianchi lavorò per vent’anni, ricoprendo tra l’altro la carica di responsabile della redazione romana. Con il suo arrivò a Sassari passò al Gruppo Repubblica-Espresso.

Alla guida della Nuova fu chiamato da Mario Lenzi, all’epoca direttore editoriale dei giornali locali del gruppo guidato da Carlo Caracciolo. La nomina arrivò nel momento in cui la testata veniva ceduta dalla Sir di Nino Rovelli. L’avventura dei locali era allora appena agli inizi. Era una fase di espansione, segnata da un radicale rinnovamento delle tecnologie (dal piombo al digitale) e da una formula che puntava a fare di testate storiche della provincia italiana organi di informazione autorevoli per qualità del prodotto e per radicamento nei territori. Bianchi ha interpretò questa linea con grande rigore professionale. I giornalisti della Nuova che hanno avuto la fortuna di conoscerlo lo ricordano anche per il suo tratto umano. Un professionista di spessore che sapeva ascoltare tutti e di tutti rispettava la dimensione umana, oltre che quella professionale. Bianchi fu protagonista, con i suoi redattori, di una fase di crescita della Nuova che portò la testata, nel giro di soli due anni, a diventare un punto di riferimento dell’opinione pubblica regionale, registrando nello stesso tempo un incremento notevolissimo delle vendite.

Lasciata la Nuova Sardegna, Bianchi fu direttore al Tirreno di Livorno per dieci anni, sino al 1993, anche qui contribuendo a far crescere il giornale, che sotto la sua guida conobbe un trend di espansione anche diffusionale con l’apertura delle nuove redazioni di Empoli, Prato, Pistoia e Montecatini.

Lasciato il giornalismo a metà degli anni Novanta, Bianchi tornò agli studi di filosofia, riprendendo un percorso iniziato negli anni giovanili. Interessato allo studio dei comportamenti umani, dopo aver cercato una risposta negli scritti di Edmund Husserl, avviò una riflessione sulla teoria evoluzionistica, rileggendola in chiave filosofica. Il frutto di questo lavoro si trova nel libro “Vermi con ali di farfalla - L’evoluzione come idea filosofica”, pubblicato nel 2012 dalla casa editrice Vielli. (red.c.)

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