New York omaggia Francesco Demuro

Il volto del tenore di Porto Torres sul “Wall of Fame” del Metropolitan Opera House insieme a tutti i grandi della lirica

PORTO TORRES. La sua faccia è lì, al centro. Sul muro dei famosi del Metropolitan Opera House di New York. Piastrelle in bianco e nero appiccicate come figurine, rappresentano una collezione che aiuta a scrivere la storia del Met, ricordano le grandi notti del passato e annunciano le più recenti e quelle di domani. Poco più su c’è Enrico Caruso, uno che al Metropolitan si era esibito la prima volta nel 1903 e che New York ha poi celebrato con un museo. A sinistra c’è Mario Del Monaco, tra i più popolari tenori degli anni Cinquanta e Sessanta. Francesco Demuro, giovane tenore di Porto Torres in grande ascesa sulla scena mondiale, racconta la novità con la semplicità di sempre, stando bene attento a non metterci troppa enfasi. A un certo punto sorride e si lascia scappare un commento: «É una immagine che rimarrà per sempre – racconta – in questi giorni quando ci passo davanti quasi mi sorprendo. E mi chiedo: ma sono davvero io tra tutti quei personaggi famosi?». Poi il pensiero va a Porto Torres e alla Sardegna: «I sardi che verranno qui al Met parleranno di me, i figli delle mie figlie diranno: quello è Francesco Demuro».

Soddisfazione e tanta felicità, il tenore in questi giorni è proprio al Metropolitan Opera House dove ormai è di casa. In scena con Falstaff (ha già fatto le prime due recite che sono andate alla grande e oggi sarà ancora Fenton nella terza recita), tanto che il New York Times gli ha dedicato titoli importanti. Uno su tutti: «Il tenore perfetto». Ma c’è di più, il Met gli ha assegnato le recite di Rigoletto - dove sarà il Duca di Mantova - per le date del 6, 9, 15 e 20 marzo. Una parte che doveva essere affidata a un mostro sacro della lirica mondiale come Bryan Himel, carismatico tenore americano che ha cancellato gli impegni per motivi personali.

«Sono felice del nuovo incarico – dice Francesco Demuro – anche perchè qui negli Stati Uniti registro una grande attenzione e tanti apprezzamenti per quello che sto facendo. So che niente è scontato e che quegli applausi che scaldano il cuore sono veri e frutto di un grande lavoro che mi ha portato fino qui. Ma sono consapevole che per andare avanti occorre sempre volgere lo sguardo al passato, senza dimenticare mai le proprie radici. Dove sono nato e cresciuto. Da lì sono partito e resto orgoglioso delle mie origini». Con quelle del Rigoletto saranno quattro le produzioni di Demuro al Metropolitan Opera House, un teatro mitico dove il tenore di Porto Torres ha già conquistato un posto nel “Wall of Fame”, tra le celebrità mondiali.

«Altri contratti sono in cassaforte e questo è un segnale prezioso che riconosce la validità della crescita artistica. Io continuerò a fare un passo per volta, come è stato finora. Perchè so che nessuno mi ha regalato niente, che è stata durissima e che Francesco Demuro non è abituato a celebrarsi troppo».

Poco più di quattro anni fa, quando arrivò per la prima volta al Met di New York a Francesco sbagliavano anche il cognome gli organi di informazione, scrivevano Demurro, con due erre. Lui stupì tutti perchè in poco tempo accettò una sfida che sembrava impossibile: sostituire un collega assente con un preavviso brevissimo. Andò alla grande: «Francesco Demuro, giovane tenore sardo ha salvato la recita della Traviata al Met subentrando all’ultimo minuto nei panni di Alfredo al posto di un collega malato e guadagnandosi gli elogi del critico del New York Times». Questo uno dei primi commenti battuto dalle agenzie internazionali.

Non solo lirica e successi. Francesco Demuro continua essere un testimonial “volontario” della Sardegna. «A tutti quelli che incontro in giro per il mondo – afferma – mostro le foto delle spiagge di Balai e della Pelosa, l’Asinara. Lo straordinario patrimonio archeologico. E tutti mi dicono che vogliono venire in vacanza ma anche fare investimenti. Tra i prossimi ospiti in arrivo ci sono sicuramente Jan Shrem e sua moglie Maria Manetti: sono due mecenati della California, amanti dell’opera e della lirica. Sono amici: verranno in Sardegna e a Porto Torres quest’estate per una prima visita, li porterò in giro. Credo che mostrare a queste persone il nostro territorio sia fondamentale. La ripresa vera, ne sono sempre più convinto, passa prima di tutto attraverso il turismo».

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