In “Corpi santi” Marisa Porcu Gaias svela i tre martiri turritani

Sapevate che l’icona spavalda di Gavino, guerriero romano e cristiano di Turris, potrebbe essere il mito fondante di uno degli Stati sardi, la bandiera di un giudicato desideroso di conquistare un...

Sapevate che l’icona spavalda di Gavino, guerriero romano e cristiano di Turris, potrebbe essere il mito fondante di uno degli Stati sardi, la bandiera di un giudicato desideroso di conquistare un posto al sole del Mediterraneo nel mondo magmatico dell’alto medioevo? E che i pazienti e gloriosi Proto e Gianuario, presbitero l’uno e diacono l’altro in una Sardegna di poco antecedente l’editto di Costantino, potrebbero essere la sacra bandiera di un vescovo desideroso di affermare la sua primazia – poco spirituale e molto secolare – su quello di Cagliari? Tre martiri, insomma, di cui non è importante accertare l’esistenza reale (anche se quella di Gavino è storicamente fondata) ma soprattutto il valore politico, in un percorso avvincente che dalla puntigliosa esplorazione filologica del mito conduce alla rivelazione della storia e ad alcune sue interpretazioni sorprendenti e per molti versi inedite.

In questo libro di Marisa Porcu Gaias “Corpi Santi. Culto e iconografia dei martiri turritani dal Medioevo all’Ottocento” (Mediando) c’è tutta la seduzione della narrazione e c’è quella della scoperta scientifica delle origini culturali e del cammino amministrativo e sociale di un pezzo importante di Sardegna dall’epoca protocristiana sino al XIX secolo.

È probabilmente l’opera più importante della storica dell’arte dopo il suo “Sassari. Storia architettonica e urbanistica dalle origini al ‘600”, pubblicato da Ilisso nel 1996 e giudicato fondamentale per la conoscenza della seconda città dell’isola almeno quanto la monumentale ricerca storica di Enrico Costa.

Un culto, quello dei martiri, che ebbe dei picchi e dei momenti di stanca sempre legati, sin dalle origini, alla loro funzione di alimento spirituale a un potere terreno. Tre martiri adatti, nella loro gloriosa narrazione, a convogliare il sentimento e la forza popolare intorno alle persone e ai luoghi – primo dei quali la preziosa basilica di Porto Torres- che ne custodivano le reliquie. Resti carnali sballottati nella storia tra misteriose sparizioni e miracolosi ritrovamenti intorno ai quali si sono costruiti grandiosi monumenti di pietra e strumenti di potere politico.

Tre corpi sulle cui diverse “invenzioni”, cioè “ritrovamenti”, si sono imperniati l’affermazione duratura del giudicato del Logudoro come regno di una grande parte della Sardegna, il passaggio della sua centralità politica da Turris, ormai spopolata, alla trionfante Sassari e la secolare competizione tra i poteri religioso e politico sassaresi e quelli di Cagliari.

La difficile analisi delle fonti documentali, spesso contradditorie e parziali, assume in questo libro la limpida successione di un racconto che senza nascondere i vuoti della storia ricostruisce la verità della storia. E’ insomma, un po’ come scoprire e narrare la nascita di Roma estraendola con rigore filologico dai miti sulla sua fondazione. O meglio, perché i tempi quasi combaciano, dipingere realisticamente la storia d’Inghilterra dopo la caduta dell’Impero d’Occidente analizzando criticamente i canti dei bardi britannici e i romanzi arturiani del ciclo bretone. A questo fascinoso uso delle carte e delle tradizioni orali si unisce l’analisi della ricchissima iconografia dei Martiri Turritani, cioè le tantissime raffigurazioni pittoriche e scultoree che in tutta la Sardegna ne hanno tramandato l’immagine. Specialmente Gavino, posto sempre in posizione privilegiata in altari, cappelle e facciate nelle chiese della Sardegna: sia per quanto è possibile ancora vedere, sia per le descrizioni rimaste negli inventari più antichi. Anche questo a dimostrare l’espansione di un culto dalle origini protocristiane che ebbe la sua legittimazione politica con l’edificazione della basilica di Torres nell’undicesimo secolo, divenuta subito emblema dell’autonomia del giudicato del Logudoro conquistata con le armi, l’astuzia e la forza secolare di questo culto.



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