I successi del Cagliari nascono anche a tavola

I segreti di William Pitzalis, lo chef rossoblù diventato famoso in tv «Ma quale dieta noiosa... oggi tutti i calciatori vogliono mangiare bene»

Chef del Cagliari e protagonista di una grande performance in un reality tv. William Pitzalis si è guadagnato spazio sui giornali , sul web e sul piccolo schermo con la sua galoppata a “Cuochi d’Italia”, uno dei programmi condotti da Alessandro Borghese sul canale 8. Ha perso solo in finale, ma ha dimostrato di saperci fare ai fornelli, eccome. «Pensare – racconta lui – che l’arrivo in trasmissione è stato quasi casuale. Ho visto Borghese in strada a Cagliari, l’ho avvicinato e gli ho chiesto come si poteva fare per partecipare al suo programma. Da lì è iniziata l’avventura».



Qualche tempo dopo, infatti, Pitzalis è stato contattato dalla produzione, e con il permesso e la benedizione della famiglia Giulini, ha portato il meglio della cucina sarda in tv. Basta elencare alcuni dei piatti preparati nel suo cammino per capirlo: la pecora in cappotto, che gli ha consentito di superare le selezioni, e ancora i culurgiones, la trippa bianca con lo zafferano, il capretto alla sarda, i maccarones de punzu con la purpuza. «Una bella avventura – sottolinea Pitzalis –. E come nel calcio, anch’io in una puntata ho potuto segnare grazie a un assist. Stavo preparando la fregula a scivedda, piatto tipico cagliaritano ma, a causa dell’emozione, stavo dimenticando l’ingrediente finale. Nel pubblico, Max Canzi, allenatore della Primavera del Cagliari, mi ha urlato: “William, la bottargaaaaa”. E così ho dato la spolverata finale vincendo quella prova».

Rivela, Pitzalis, di aver studiato parecchio e di aver avuto il supporto di colleghi sardi di peso. «Una squadra di calcio, quasi. Da Leonildo Contis a Luigi Pomata, da Daniele Cui a Davide Bonu e poi Patrizia Frau, Mauro Olivieri e Alberto Sanna. I loro consigli sono stati fondamentali. A cui aggiungerei Fabio Zarra, lo psicologo del Cagliari, che mi ha aiutato a superare la tensione e concentrarmi».

Proprio lo psicologo rossoblù consente di introdurre il tema del lavoro nel centro di Asseminello, dove il Cagliari si allena. «C’è una squadra – dice–: nutrizionista, psicologo, medici e noi chef, io e Marco Abis e Alberto Cabras. Si fanno le riunioni per studiare tutti i particolari legati all’alimentazione».

A tavola però non si pensi che i calciatori del Cagliari siano costretti a mangiare piatti insipidi e poco entusiasmanti. «No, bisogna proprio sfatare questo mito – dice ancora Pitzalis –. La cucina deve essere sana ma allo stesso tempo legata al buon gusto. Fondamentale è seguire la dieta mediterranea, con la pasta, i pesci, la carne, le verdure, la frutta».

I calciatori sono coccolati, insomma. Da Pavoletti a Barella, da Cragno a Joao Pedro, a loro non manca nulla. Ovviamente con la dovuta misura. «Sì. Diciamo che nulla viene lasciato al caso – dice ancora lo chef rossoblù –. E che la materia prima su cui lavoriamo in cucina segue due direttive fondamentali: sempre prodotti stagionali e nella stragrande maggioranza sardissimi. Poche le eccezioni, come il salmone che compare nella dieta dai calciatori per le sue proprietà nutritive».

Lo chef non si spaventa di certo per il fatto che la rosa rossoblù è un’autentica babele: ci sono brasiliani, argentini, moldavi, estoni, croati, greci. Tutti da accontentare... «Macché – esclama Pitzalis –.Quando arrivano in Italia si adeguano subito. La nostra cucina è la migliore del mondo e loro mangiano felici».

E il futuro di Pitzalis? Magari aprire un ristorante pluristellato. No, lui ha un’altro obiettivo. «Sono tifosissimo rossoblù. Vorrei andare in pensione da cuoco del Cagliari».


 

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