«Partiti senza meta per trovare noi stessi e aiutare gli altri»

Ci hanno pensato su parecchio, poi zaino in spalla e passaporto in mano sono partiti. Matteo Mannoni e Consuelo Filippi, 34 e 30 anni, di San Pasquale, sui social sono i “Clandestini in viaggio”. Lo...

Ci hanno pensato su parecchio, poi zaino in spalla e passaporto in mano sono partiti. Matteo Mannoni e Consuelo Filippi, 34 e 30 anni, di San Pasquale, sui social sono i “Clandestini in viaggio”. Lo scorso settembre è cominciata l'avventura su e giù per l'Asia; il mese scorso, in Cambogia, hanno costruito una casa per una famiglia bisognosa, l’ultima tappa è in motocicletta attraverso il sud del Laos.

«Non è stata una decisione impulsiva, per organizzarci abbiamo impiegato due anni. Avevamo un lavoro a tempo indeterminato, una casa, una famiglia e degli amici che ci volevano (e speriamo ci vogliano ancora) bene; una vita tranquilla, non ci mancava niente. O quasi»: mancava un'esperienza del genere, un cambio di rotta drastico alla routine quotidiana.

«Una pazzia? Può darsi – dicono –, ma quasi otto mesi dopo possiamo con certezza dire che è stata la pazzia più sensata che potessimo fare», ma precisano: «Lasciare tutto e viaggiare non è per tutti. Non consiglieremmo la nostra scelta a nessuno: ognuno deve seguire la propria strada, per trovare dentro di sé le migliori risposte per un'esistenza serena». Dopo la tratta iniziale in nave da Olbia a Genova, Matteo e Consuelo si spostano unicamente via terra: in bus, in treno, in moto, a piedi, così tra le grandi metropoli asiatiche, Pechino, Mosca, Ulan Bator, Shanghai, Hanoi, e i borghi meno conosciuti. «Il viaggio non è una vacanza, bisogna avere molto spirito di adattamento. Spesso dormiamo in bettole dove il lusso più grande è l'acqua calda. Il concetto di igiene in tanti posti è diverso dal nostro e non è sempre tutto facile da capire o accettare, ma ci proviamo – spiega la coppia di San Pasquale –. Naturalmente ci mancano la nostra terra, la famiglia e gli amici, è il prezzo da pagare per la nostra scelta. In questi mesi però le esperienze positive superano di gran lunga i lati negativi. Quando attraversiamo le frontiere e il funzionario di turno dopo uno sguardo pone il suo timbro nel passaporto, è una bella scarica di adrenalina».

Marzo e aprile li passano in Cambogia come volontari di “Viva la vida family”, un'associazione italiana che opera in un piccolo villaggio a qualche ora dalla capitale Phnom Penh. «Il volontariato è sempre stato un nostro sogno: restituire un po' della nostra fortuna a gente che di fortuna nella vita ne ha avuta ben poca è una priorità di questo nostro viaggio».

Si parlava di 20 giorni, alla fine rimangono quasi due mesi. E lanciano una raccolta fondi via social per un progetto rivolto alle famiglie più povere: inizia la costruzione di una casa («In costante dialogo con la comunità, cercando di non rompere i delicati equilibri esistenti») alla quale i Clandestini in viaggio partecipano attivamente.

«La famiglia era composta da marito, moglie e cinque bambine. Guadagnando 5 dollari al giorno erano costretti a vivere ospiti in un alloggio fatiscente». Dopo due settimane è pronta, con tanto di bagno esterno in mattoni, filtro potabilizzatore per l'acqua e una bicicletta per le bambine: totale 1600 euro. «Il resto della raccolta (2774 euro i fondi raccolti in totale) l'abbiamo lasciato nelle mani dell'associazione che lo destinerà ad altre iniziative. È sicuramente la cosa più bella e importante che abbiamo fatto nella nostra vita». Ora, nel Laos, Matteo e Consuelo stanno compiendo un “viaggio nel viaggio” su due ruote.

«Abbiamo scoperto un itinerario circolare di circa 500 km, bellissimo da percorrere in moto e famoso per le cascate impetuose e le piantagioni di caffè. A Pakse abbiamo noleggiato un motorino, lasciato i bagagli pesanti nell'agenzia e siamo partiti. Molto dipenderà da quante volte sbaglieremo strada...».

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