«Noi ci saremo: alle provocazioni si risponde così»

Parlano due scrittori sardi e la presidentessa Aes Mameli: a Torino contro becerume e arroganza

SASSARI. C’è chi dice no, come Christian Raimo, Zerocalcare, lo storico Carlo Ginzburg e la presidentessa dell’Associazione dei partigiani, Carla Nespolo. O loro o lo stand di Altaforte, la casa editrice milanese vicina a Casa Pound, che insieme a libri come “Io, Matteo Salvini” porterà al Salone del Libro di Torino – che comincia oggi – la sua fede neofascista esibita senza inibizioni. Tanto che da ieri – dopo gli esposti della sindaca di Torino Chiara Appendino e del presidente della Regione Sergio Chiamparino – il fondatore Francesco Polacchi è indagato dalla Procura torinese per apologia di fascismo. Ma c’è anche chi, tra gli scrittori sardi, al Lingotto non rinuncia. Perché Torino è una vetrina prestigiosa. E poi – dicono – «alle provocazioni non si reagisce con la fuga, ma con una presenza vigile». Marcello Fois, Giacomo Mameli e Simonetta Castia dell’Associazione editori Sardi (Aes) al Lingotto hanno detto sì.

«Alle foto con le spranghe dell’editore di Altaforte, gli scrittori rispondono con i libri in mano», assicura Giacomo Mameli, e aggiunge: «Io ho sempre presentato i miei libri al Salone, che mi ha sempre portato fortuna. Anche in questa occasione sono fedelissimo e solidale con la linea del direttore Nicola Lagioia». Domenica (alle 18.30 in Sala Rosa), lo scrittore e giornalista di Perdasdefogu presenterà il suo nuovo libro appena pubblicato da Il Maestrale di Nuoro, durante un reading di Ascanio Celestini.

“La chiave dello zucchero” raccoglie «storie di partigiani sardi massacrati dai fascisti e dai nazisti sulle colline metallifere della Toscana – spiega – e c’è anche un capitolo dedicato a Francesco Salis, nome di battaglia Ulisse, partigiano ventiduenne di Jerzu, che venne massacrato dai nazisti nel santuario di Valmala al confine tra le Alpi francesi e piemontesi e che prima di morire urla “Viva la libertà!”.

Per Giacomo Mameli, quest’anno il Salone del Libro servirà per «ribadire la fede nella democrazia», mentre le storie di chi ha combattuto contro la dittatura ed è morto a vent’anni sono la «risposta al becerume e all’arroganza che oggi domina in alcuni settori, una difesa dal nuovo fascismo, non strisciante ma evidente come dimostrano le esternazioni di Casa Pound, alla quale l’editrice Altaforte è contigua».

Marcello Fois aveva pensato di prendersi «un anno sabbatico, ma dopo che è scoppiato il caso Altaforte ho deciso di venire a Torino perché abbandonare le posizioni, salire sull’Aventino, lo trovo un atteggiamento perdente. La mia posizione politica consisterà nel non promuovere i miei libri, ma nel presentare una straordinaria scrittrice venezuelana, Karina Sainz Borgo, e il suo romanzo “Notte a Caracas”, perché è importante testimoniare anche altri fascismi». Se con la sua presenza Polacchi ha intenzione di provocare, con lo scrittore nuorese non attacca. Fois non ha nessuna intenzione di aderire ad eventuali manifestazioni. Preferisco, dice, «continuare a fare la mia attività e a dichiarare il mio antifascismo attivo, non ho nessuna intenzione di fare pubblicità a queste bestie. Perché dovrei impegnarmi a mettere ancora di più in evidenza il fatto che esistono? Continuerò ad essere un movimentista antifascista in una nazione nata dall’antifascismo». Però non ha nessun dubbio sul fatto che al Lingotto lo stand di Altaforte non dovrebbe proprio starci: «Fare propaganda al fascismo è un reato, se va in galera chi mette lo striscione fuori dagli stadi, perché questi qui dovrebbero avere uno stand in una fiera? Comunque che loro abbiano diritto o meno di esserci non mi interessa, non toglieranno a me il mio diritto di essere presente» taglia corto.

Prima che la casa editrice dello scandalo venisse spostata all’ultimo momento in un padiglione più defilato, per evitare disordini, il suo posto doveva essere all’Oval. Dove ha lo stand l’Associazione degli editori sardi. La presidentessa Simonetta Castia è cauta: «Bisognerebbe stare attenti a non amplificare più del dovuto casi del genere – dice – perché poi si finisce per rispondere alle provocazioni». Per Aes il Salone del Libro è «un evento atteso tutto l’anno, gli operatori spendono tanto e si preparano con grande anticipo, non si può pensare di rinunciarci». Però, ammette Castia, «forse è il caso di stare più attenti in futuro. All’interno dell’Adei, che riunisce gli editori indipendenti, già nei giorni scorsi si parlava della necessità di criteri di verifica più selettivi e di un codice etico per evitare certe situazioni in futuro».

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