Monica Dovarch, il cielo sopra la Sardegna

Monica Dovarch (foto locci)

La giovane regista nuorese presenta il suo nuovo film “Climbing the Elixir” al festival cinematografico Is Real

NUORO. Quando l’idea, passo dopo passo, diventa progetto non ci sono ostacoli che la possano fermare. E, se la strada si fa particolarmente irta, al massimo si può rallentare ma non desistere. E’ una delle magie, ma anche delle difficoltà del suo lavoro di regista dall’animo e dal cuore antropologico. Con il suo nuovo lavoro “Climbing the Elixir” (prodotto da “Circolo della confusione” e da Isre Sardegna) la trentacinquenne documentarista nuorese Monica Dovarch racconta l’isola dei centenari: una riflessione sulla vita umana attraverso le avventure di due escursionisti sulle cime tra Baunei, Urzulei e Dorgali. Protagonisti, le montagne della Barbagia e dell’Ogliastra, i centenari che in quei luoghi vivono e i due climbers Pino Lai e Bastiano Cappai. Il filmsarà proiettato domenica, nell’ultima giornata di Is Real, il festival del cinema del reale diretto da Alessandro Stellino, l’appuntamento che da martedì sta tenendo banco all’auditorium di via Mereu.

Qui, in un clima come sempre stimolante tra cineasti, appassionati e studiosi arrivati fino a Nuoro da diverse aree del pianeta la Dovarch ha presentato anche un altro lavoro: S’Orchestra di Limba, un dvd più libro prodotto da Condaghes con il sostegno dalla Film Commission Sardegna, già premiato come miglior documentario italiano alla Sardinia Film Festival 2015 e al Babel Film Festival sempre del 2015.

Mamma di Nuoro e babbo di Roma (ma il tris nonno veniva da Budapest in Ungheria), Monica ha uno spirito nomade. Un po’ per formazione e un po’ per esigenze professionali la sua vita da quando aveva 18 anni è fuori dall’isola. Un mondo con le sue suggestioni e i suoi stimoli, quello sardo, al quale è sempre profondamente legata, tanto che quasi tutti i suoi lavori hanno scandagliato vari e interessanti aspetti dell’universo sardo di sicuro interesse antropologico.

«Dopo il liceo – racconta Dovarch durante una pausa del tour de force di proiezioni all’Isre – mi sono trasferita a studiare antropologia all'Università di Bologna (la tesi di laurea era su s’accabadora e si intitolava “Estremos rimedios”). Poi sono andata a studiare a Londra, dove ho frequentato un master of art in Visual Anthropology presso la Goldsmiths University. Da subito ho iniziato a guardare alle mie radici e alla mia identità con occhi diversi e ho scoperto un’isola davvero affascinante, che non smette si suggerirmi progetti per i miei lavori». Da diversi anni Dovarch vive a Berlino ma le sue incursioni in Sardegna e nella sua Nuoro, dove abitano i genitori, sono sempre frequenti. «Le tante identità sia personali sia del percorso che ho fatto finora rappresentano di sicuro una ricchezza. Sono tutti elementi che mi fanno vedere, analizzare e raccontare la Sardegna con uno sguardo nuovo. Il film “Climbing the Elixir” nelle scorse settimane è stato proiettato al Trento Film Festival, dove in precedenza era stato selezionato. E’ stato molto piacevole e gratificante ottenere il buon feedback anche in quel contesto. Addirittura mi è stato detto che un film così sembrava non fosse stato realizzato da un sardo. L’ho preso, ovviamente, come un complimento», dice Monica, che rimarca la sua sardità con orgoglio, rafforzato da un accento nuorese ben evidente.

In questi giorni gioca per la prima volta in casa a Is Real, dove era già comunque stata per altri appuntamenti, come il Festival del cinema etnografico) durante il quale ha partecipato a un workshop di antropologia visiva tenuto da David e Judith MacDougall. «Dei maestri inarrivabili, ma mi piace molto anche Werner Herzog»). «E’ stata un’esperienza bellissima e formativa. Sono molto contenta che l’Isre stia proseguendo questo percorso rafforzando la sua offerta. Non era niente affatto scontato».

Nuoro e Berlino non sono poi così distanti e dialogano di continuo. «Berlino è una città che mi ha conquistato, si vive bene, c’è un bel rapporto tra colleghi e per non farmi mancare anche un po’ di Sardegna ho una collaborazione con il Circolo sardo, con cui abbiamo promosso alcune rassegne e focus cinematografici. Poi Berlino, dove vive anche un altro nuorese, Stefano Ferrari, che ha scritto le musiche di “Climbing the Elixir”, è un porto di mare e un posto dove sono nati tanti progetti e c’è sempre un bel fermento», dice la documentarista, che ora sta già lavorando a un progetto sul fenomeno dello spopolamento, non soltanto in Sardegna.

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