Clooney furioso a Venafiorita: l’assurda guerra di Catch-22

Il divo (anche regista e produttore) è un comandante maniaco delle parate Il fascino del set sardo inquadrato con una bella fotografia dai toni ocra

SASSARI. «Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo». Il comma (inventato) che dà il titolo alla serie viene svelato nel primo episodio dal dottor Daneeka – il medico della base militare in cui è ambientata la storia – che ha il volto di Grant Heslov. Interprete che è anche regista del primo episodio di “Catch-22”, la serie tv partita lunedì sera su SkyAtlantic e girata in buona parte in Sardegna: facile riconoscere l’aeroporto di Venafiorita, le campagne galluresi, l’isola di Tavolara. Heslov è amico e collaboratore di lunga data di George Clooney che aveva diretto in “L’uomo che fissa le capre”, film di una decina di anni fa che per l’atmosfera satirica e antimilitarista (si parlava di Iraq in quel caso) ricorda certo cinema della Nuova Hollywood post Sessantotto al quale inevitabilmente fa pensare anche la miniserie in onda su Sky: da “M.A.S.H” di Robert Altman a “Comma 22” di Mike Nichols, versione sul grande schermo del romanzo di Joseph Heller adattato ora per la televisione con il progetto guidato da Clooney.



“Catch-22” comincia con un flash forward, secondo un modello narrativo spesso utilizzato nella serialità. Un’immagine straniante con la quale si introduce anche il tono grottesco che pervade il racconto al quale si ispira la miniserie, incentrato sul giovane capitano John Yossarian, detto Yo-Yo, bombardiere americano della Seconda guerra mondiale insofferente all’autorità militare che cerca di sottrarsi alle pericolose missioni. Appare convincente la prova del trentatreenne Christopher Abbott, in un ruolo che Alan Arkin avevo reso indimenticabile nel film di Nichols al fianco di un ricco cast (c’erano Martin Balsam, John Voight, Anthony Perkins, Martin Sheen, Orson Welles).

Anche nella serie ruotano ovviamente attorno al protagonista una serie di personaggi, introdotti nella puntata pilota, che in alcuni casi hanno il volto di interpreti molto conosciuti come Hugh Laurie e Kyle Chandler. Clooney si ritaglia il ruolo del comandante del campo d’addestramento, maniaco delle parate. Una gustosa partecipazione come mostrano le scene della primissima parte. Con dialoghi a tratti fitti, al limite del nonsense. La sceneggiatura gioca su questo aspetto per arrivare al cuore tragicomico e satirico dell’opera.

Una riflessione sull’assurdità della guerra, sostenuta da un sistema paradossale. Il contorno è costruito da un impianto visivo spettacolare, come le grandi serie di oggi ci hanno abituato, al quale contribuisce in quanto location principale, insieme al Lazio, la Sardegna inquadrata con una bella fotografia dai toni ocra. Incursioni aeree e scene belliche che non risparmiamo morti e corpi mutilati sono da film di guerra epico.

Apprezzabile il lavoro scenografico, i dettagli della ricostruzione storica, dei costumi, delle acconciature, della colonna sonora. Insomma i primi due episodi, il secondo diretto da Ellen Kuras, hanno già detto molto sulla miniserie. Penalizzata, va detto, da un eccessivo didascalismo rispetto alla forza grottesca e allucinatoria del già citato lungometraggio di Nichols del 1970. E senza quel ritmo accalappiante con il quale le serie riescono spesso a conquistare subito gli spettatori.

Martedì prossimo l’appuntamento è ancora con due puntate: della terza firma nuovamente la regia Heslov, mentre la quarta è diretta da Clooney che ha tenuto per sé anche la regia del sesto e ultimo episodio lasciando la direzione del quinto alla Kuras. Per farsi un’idea più chiara sarà necessario aspettare almeno il giro di boa. La parte centrale è solitamente la più difficile nella gestione narrativa. Staremo a vedere.
 

WsStaticBoxes WsStaticBoxes