Il lungo viaggio di Gabriel, l’arcangelo che sfida il freddo

Il nuovo cortometraggio del regista cagliaritano girato nel Vermont a -28° «Un paesaggio diverso come elemento straniante nella classica Annunciazione»

SASSARI. L’anteprima alla Maddalena per il festival “La valigia dell’attore” e subito dopo il passaggio al Giffoni Film Festival, due manifestazioni care a Enrico Pau tornato alla regia con un cortometraggio intitolato “Gabriel”. Un lavoro particolare, a cominciare dal luogo delle riprese: il Vermont, negli Stati Uniti.

Come è finito il regista cagliaritano a fare un film in America? Semplice, per lui è come una seconda casa. Un posto del cuore per il legame con la famiglia della moglie che vive a Manchester, cittadina del piccolo Stato situato nella regione del New England. «Un luogo – sottolinea Pau – dai colori, dai contrasti molto forti. Immerso nella neve mi sembrava perfetto per questo racconto, anche come elemento straniante rispetto alla storia classica dell’Annunciazione. Come facevano i pittori rinascimentali che sullo sfondo di storie sacre mettevano i luoghi in cui vivevano, io ho pensato al Vermont che conosco da tanti anni e si è stampato nel mio immaginario». Perché il “Gabriel” del titolo, protagonista del film, è un moderno arcangelo Gabriele alla ricerca della strada che porta alla casa di Maria. Perso nel freddo, in mezzo ai boschi, smarrito («Volevo trasmettere questa sensazione per renderlo anche molto umano») e circondato da una natura bellissima, ma anche ostile per via delle condizioni climatiche.

«Abbiamo girato in un ambiente estremo, in un inverno freddissimo, con 28 gradi sottozero» evidenzia Pau che ha lavorato per l’occasione con una piccola troupe formata dal direttore della fotografia Ethan Hacker, dal fonico Jadon Lalor e dalla produttrice Claudia Emily Pau. Tutti giovanissimi, così come gli interpreti principali Garrett Sands ed Ellie Williams ai quali va aggiunto Levi Laub nei panni di un uomo che Gabriel incontra durante il suo percorso. In fase di post produzione il regista ha poi potuto contare su Andrea Lotta per il montaggio e su Stefano Guzzetti e Gianluca Pischedda per le musiche. Alla sceneggiatura, alla quale Pau pensava da tempo, hanno inoltre collaborato Michele Carta e Stefano Angioni, due allievi che si sono formati all’interno dei laboratori organizzati e coordinati dal docente Antioco Floris al Celcam, il Centro per l’educazione ai linguaggi del cinema, degli audiovisivi e della multimedialità che fa parte dell’università di Cagliari.

Proprio con il Celcam Enrico Pau ha realizzato alcuni corti, tra i quali “L’ultimo miracolo”, presentato alla Mostra del cinema di Venezia, dove si racconta di un Cristo vecchio rimasto sulla terra dopo la resurrezione. «Gli altri lavori – spiega il regista – sono ancora inediti. Tutti hanno in comune una riflessione sul sacro e il profano e spesso il tono della favola, così mi piacerebbe diventassero un film più lungo a episodi. “Gabriel” in questo senso può rappresentare una sorta di prologo astratto di un progetto più ampio, collegato ad altre storie ambientate a Cagliari. Alla base di tutto c’è un pensiero che deriva da Pasolini e dai suoi corti, soprattutto “La Terra vista dalla Luna” e “Che cosa sono le nuvole?”, che mi hanno fatto capire come quel formato e l’atmosfera della favola possono essere uno strumento per parlare poi del presente e della realtà. Per esempio in “Gabriel” c’è anche un ragionamento su quello che sta succedendo alla natura, alla sua bellezza sempre più minacciata dai cambiamenti».

Riflessioni universali contenute in questo piccolo film, della durata complessiva di undici minuti, per il quale Pau immagina e spera un percorso internazionale. Intanto il viaggio è cominciato dalla Sardegna e da Giffoni.

«Sono molto contento dell’anteprima alla Maddalena, un luogo magico e una manifestazione bellissima come “La valigia dell’attore” organizzata da Giovanna Gravina Volonté alla quale mi sento molto legato, e dalla proiezione a Giffoni. Un festival incredibile, dove ero già stato per altri film. Mi hanno invitato per una masterclass dedicata ai ragazzi più grandi con i quali ho discusso del corto. Tantissime domande e osservazioni di grande livello. Qualcuno ha citato pure Kieslowski e Malick, per me un onore e una grande soddisfazione».

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