Addio a Edoardo Salzano, l'urbanista che difendeva le coste sarde

Si è spento a 89 anni l'autore del Piano paesaggistico della Sardegna. Tra le sue battaglie anche la difesa di Venezia dal turismo di rapina

È morto ieri a 89 anni Edoardo Salzano, tra i più illustri urbanisti italiani, studioso delle città antiche e contemporanee e dei territori erosi da processi di manomissione di beni culturali e di ambienti e paesaggi storici e naturali preziosi. Dal 2004 al 2006 ha progettato per la giunta Soru il Piano paesaggistico regionale. Renato Soru, onore al merito, lo ha chiamato a coordinare il comitato scientifico e il gruppo di lavoro impegnato nella redazione dello strumento portato ad esempio in Europa. All'isola e ai suoi habitat speciali si è appassionato, mettendo generosamente a disposizione la sua esperienza per fare prevalere un modello di sviluppo alternativo al consumo delle aree costiere nell'interesse di pochi.

Sì è affezionato alla Sardegna sino al punto di tornarci più volte dopo la conclusione dell'incarico. Anche per capire come rafforzare l'argine, visti i programmi sempre più minacciosi della speculazione, dopo le dimissioni di Soru. Lo allarmava il proposito dichiarato da approssimativi controriformisti di rendere innocuo il Ppr e di attenuarne l'efficacia delle previsioni messe a punto secondo Codice dei beni culturali. Per questo ha deciso di scrivere nel 2013 «Lezioni di piano» edito da Corte del Fontego. Una ragione in più per i sardi che hanno apprezzato il suo lavoro per dolersi della sua scomparsa.

Una perdita grande per l'intero Paese. Per la statura di intellettuale, militante per affermare le buone politiche non solo urbanistiche. Docente a Venezia, amministratore pubblico, e soprattutto saggista eccellente, ma meglio dire divulgatore di argomenti che altrimenti sarebbero misteriosi per i non addetti ai lavori. Credo che pochi siano stati in grado di spiegare l'urbanistica sino all'ultimo rotella dei sui perversi meccanismi, specialmente quelli riscontrabili nel Sud al quale rimproverava soprattutto l'indulgenza verso le violazioni edilizie.

Ho conosciuto Salzano in occasione di una sua amara sconfitta alla base di una nuova vita: il congresso dell'Istituto Nazionale di Urbanistica (Milano,1990) quando era appunto presidente dell'INU. L' insuccesso in quello scontro, mai ricordato con risentimento, quando era stato il bersaglio dei “modernizzatori” della pianificazione che alimentavano con tesi azzardate il brutto clima dell'Italia di quella fase spericolata. Aveva dato in quel confronto una lezione di deontologia culturale: o di qua o di là per fare chiarezza, diceva, Viva l’efficacia del piano e delle sue regole nella trasparenza dei rapporti pubblico-privato, abbasso l' “urbanistica frutto di contrattazioni” che qualcuno teorizzava e invocava disinvoltamente.

Era difficile fraintendere la ricetta di Salzano a difesa delle comunità da quell'intrico di comportamenti che un paio di anni dopo risulteranno centrali nell’inchiesta giudiziaria di Antonio Di Pietro &C. Ma la maggioranza dei delegati INU preferiva glissare mettendolo in minoranza. Inevitabile l'uscita di Salzano dall'Istituto: irreversibile.

Da allora la sua decisione di rafforzare l' impegno per raccontare i vizi della politica impegnata per allentare le regole a difesa del bene comune, una anticipazione di quello che abbiamo visto in questi anni, tu chiamale se vuoi "SbloccaItalia". Si rammaricava Salzano: per la classe dirigente di questo strano Paese che non ha mai fatto adeguata attenzione, salvo rare eccezioni, ai temi del governo del territorio; e pure la sinistra (e anche il Pci a lungo frequentato da Salzano) si è concessa troppe distrazioni nonostante il discorso sull'austerità di Berlinguer del 1977, che anche Salzano leggeva come un inascoltato invito anzitempo a non consumare il suolo. Della debolezza dell'urbanistica – le sconfitte che la legano a quelle della sinistra – si parla in varie parti di un suo libro autobiografico «Memorie di un urbanista» ( Corte del Fontego, 2010). Nello sfondo l'idea della “politica come attivazione morale” probabilmente suscitata dalle memorabili discussioni con Franco Rodano. Per contribuire ad arginare questo processo, nel 2003 ha dato vita a eddyburg.it, un sito di successo al quale ha dedicato grande parte del tempo in questi anni. Eddyburg che “si occupa di urbanistica, società, politica (urbs, civitas, polis) e di argomenti che rendono bella, interessante e piacevole la vita”, ha potuto contare su un gruppo di collaboratori e su una impressionante quantità di accessi al giorno cresciuti continuamente nel tempo, segnale di attenzione per il pensiero del grande urbanista, maestro di tanti. Credo di essermi entusiasmato per le sue parole tante volte, indimenticabile il suo discorso in occasione del compleanno per gli 80 anni portati benissimo. Anche quella volta ci aveva ricordato che che "gli insediamenti umani non sono prodotti del mercato, ma il frutto di un lavoro solidale della società”.

La commemorazione laica si terrà mercoledì prossimo nella sede di Ca' Tron dell'Università Iuav a Venezia, dove abitava e dove sino a qualche settimana fa si batteva contro l'ingresso della grandi navi in laguna.

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