Nella scrittura di Camilleri le magie di un contastorie

Domani a Perugia critici a confronto in una giornata dedicata al narratore Nelle sue pagine una parabola che attraversa cinquant’anni di storia italiana

Pubblichiamo un estratto della relazione di Giuseppe Marci che domani, all’Università di Perugia, aprirà il convegno “Le magie del contastorie” dedicato ad Andrea Camilleri.

* * *di GIUSEPPE MARCI

Quando ci ha lasciato, a novantatré anni, Andrea Camilleri era nel pieno di una vigorosa attività. Aveva appena pubblicato “Il cuoco dell’Alcyon”, indagine del commissario Montalbano nata dalla sceneggiatura per un film italo-americano poi non realizzato. Il romanzo ne ricava un’eredità fatta di ritmi e crudezze cinematografiche, con le quali lo scrittore ha saputo coniugare intensità letteraria e linguistica. Camilleri sentiva di essere al culmine di una parabola – iniziata 50 anni prima, con “Il corso delle cose” – che si era sviluppata unitariamente, muovendosi tra diversi generi narrativi: storico, poliziesco e fantastico. Fino a convergere in quell’ “Ulisse contemporaneo” (la definizione è di Vincenzo Mollica), in quel commissario Montalbano che porta a sintesi caratteristiche, difetti, virtù, capacità di interpretazione del mondo che appartengono ai tanti personaggi con i quali ci imbattiamo leggendo la vastissima opera camilleriana. Lo stesso scrittore, del resto, nella lunga navigazione attraverso stagioni della vita tutte complesse, quando non addirittura drammatiche, era arrivato a distillare una visione del mondo che, senza rinunciare ai personali princìpi, si offriva, ed era accolta, come chiave interpretativa densa di saggezza e rispettosa degli altrui punti di vista, anche quando distanti dai propri. La Conversazione su Tiresia (2018) rappresenta bene questo approdo e, in quanto tale, era stata accolta con ammirazione e rispetto sia nella rappresentazione teatrale al Teatro greco di Siracusa sia poi nella versione cinematografica e nei passaggi televisivi.

UN ULISSE DI OGGI. Ci attendono due appuntamenti, uno prossimo e l’altro più distante nel tempo, che potranno aggiungere elementi importanti: la “Fabbrica di una scrittura”, conversazione con Valentina Alferj, annunciata da Sellerio per l’autunno, che ci porterà nella “sala macchine” di un “narratore unico” e “Riccardino”, titolo con cui è conosciuto l’ultimo episodio della saga di Montalbano: romanzo scritto da tempo e lasciato da Camilleri a futura memoria. Quando sarà pubblicato, apprenderemo quale sorte l’autore ha riservato al suo personaggio che uscirà di scena, ne siamo certi, in maniera confacente al suo spessore di Ulisse contemporaneo.

LIBRI E TV. Camilleri ha avuto in vita un non comune successo e l’amore dei suoi lettori, in Italia e nel resto del mondo dove è giunto con la traduzione dei libri e la proiezione della serie televisiva di Montalbano. Possiamo ipotizzare che questo interesse non verrà meno e che i lettori riserveranno attenzione ai titoli attesi, così come i telespettatori ai nuovi episodi di Montalbano girati dallo storico regista Alberto Sironi, scomparso mentre la lavorazione stava arrivando al termine. È un’epoca che, anche sotto questo profilo, si chiude lasciando profondo rimpianto. La consapevolezza della perdita, almeno sul piano culturale, può essere mitigata e resa produttiva dalla percezione dell’eredità che Camilleri ha lasciato a ciascuno di noi: un tesoro che deve essere reso vivo con il contributo di lettori e studiosi. Sotto questo profilo, la giornata di studio intitolata “Le magie del contastorie” può rappresentare un appuntamento importante. Idealmente si inserisce nel filone dei Seminari camilleriani ideati dall’Università di Cagliari e che nel 2019 hanno già fatto tappa, oltre che a Cagliari, a Varsavia e a Montalbano Jonico; mentre sono previsti gli appuntamenti di Città del Messico e di Malaga, e già comincia a delinearsi un programma per il 2020 ricco di incontri e di nuovi aspetti da indagare.

INTERESSE MONDIALE. Gli scrittori si onorano così, con la lettura e la ricerca, con una paziente opera di organizzazione culturale che in questi anni ha dato i suoi primi frutti, sollecitando e ottenendo l’attenzione di specialisti che stanno inquadrando l’opera camilleriana nel contesto della letteratura contemporanea.

In questo scenario – e sia detto non per piccola gloria regionale – la Sardegna e le sue Università hanno avuto un ruolo di primo piano. Fin dalla prima venuta dello scrittore nell’isola, nel 1996, i suoi interventi, a Cagliari, a Sassari, a Sorso e poi a Nuoro, hanno suscitato interesse e la partecipazione di molti studenti, cui spesso si è aggiunto un pubblico competente e curioso. A Cagliari, Camilleri ha pronunciato una memorabile lectio magistralis in occasione del conferimento della laurea honoris causa; qui sono nati i Quaderni camilleriani, una collana di volumi destinati allo studio di un universo di questioni che portano a considerare, oltre all’opera dello scrittore, il genere poliziesco, la questione del multilinguismo nella letteratura, con particolare riferimento all’area mediterranea, il tema della traduzione.

IL VIGATESE. Qui è nato il CamillerINDEX, un indice delle parole usate da Camilleri e che appartengono alla lingua italiana, al suo particolare idioma “vigatese”, alle altre lingue e ai dialetti di volta in volta prescelti. Se volessimo usare un linguaggio corrente in altri campi, potremmo dire che abbiamo fondato un’impresa, elaborato un know how e creato un prodotto riconoscibile: con un modesto investimento e un’alta resa dal punto di vista dell’immagine. Si potrebbe andare oltre, avendo la lungimiranza necessaria per scommettere su giovani ricercatori ai quali affidare il compito di sviluppare le iniziative di studio.

LA LEZIONE DI LUSSU. C’è da sperare che maturino sensibilità capaci di vedere i vantaggi dell’iniziativa e il coraggio necessario per svilupparla. Coraggio che Camilleri attribuiva ai sardi, come apprendemmo ascoltando la sua lectio magistralis, quando ricordò le parole del padre che, sul letto di morte, rievocava un episodio della sua esperienza nella prima guerra mondiale, soldato della Brigata Sassari, agli ordini del capitano Lussu che gli diceva: «O vuole insegnarci il coraggio, coglione di un siciliano?». Non foss’altro che per questo, gli dobbiamo il «lungo studio e il grande amore» che già gli tributiamo, e che spero si possa sviluppare in futuro con l’apporto di nuove e qualificate energie.

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