Tra gli uomini del sughero

Natura e lavoro. Un giorno con i “marinai di foresta” che raccolgono la preziosa corteccia nel cuore delle montagne sarde

Nell’oceano del Gennargentu tra querce secolari, rocciai, dislivelli, e zone dalla vista mozzafiato occorre navigare a vista. Ma soprattutto essere o voler diventare, in questo mare verdissimo di macchia mediterranea anche nel pieno di una rovente estate, dei marinai di foresta. Abili e senza paura. Perché chi fa questo lavoro capace di assorbire anche l’ultima delle energie, ha anche la voglia di mettersi in discussione, di dimostrare la vera balentia, di avere forza e carattere. E di condividere in gruppo le gioie e le sofferenze. I lavoratori del sughero sono una squadra, lo sanno benissimo per primi loro stessi, per portare avanti la stagione bene e concluderla allo stesso modo occorre essere affiatati. E guardarsi le spalle a vicenda. Non importa se tu sei il titolare dell’impresa, il caposquadra, un estrattore o un trasportatore. Ognuno ha un ruolo importante e lo deve fare bene. Tutti sono consapevoli di aver ereditato abilità dai nonni e dai padri. Così che uno sia un estrattore o un trasportatore per tre mesi l’anno (tanto più o meno dura la stagione della raccolta) vale la pena viverla in trincea intensamente.

Un giorno con i "marinai di foresta", gli uomini che "pescano" il sughero nell'oceano del Gennargentu

Dall’alba e per otto ore nei boschi a fare un lavoro dove anche l’ultimo dei centesimi è guadagnato con il sudore ma anche con la testa di chi è consapevole di imparare e di saper leggere il libro della natura come pochi. Nella foresta di Austis, dopo quasi un mese di attività intensa il lavoro è alle battute finali. Gli operai suddivisi in due gruppi battono i costoni della montagna di Sa Crabarissa, uno stupendo monumento naturale che domina la vallata. Il camioncino a trazione integrale con i lavoratori si arrampica nelle lingue tagliafuoco e sembra di vedere una scena ambientata in Colombia. Al primo sole inizia a brillare l’accetta degli estrattori (o scorzini). Per capire quanto siano abili, l’occasione arriva al punto di ingresso della foresta scelto dopo un sopralluogo del caposquadra la sera prima. Il mezzo si ferma in uno slargo dove una grande quercia sembra non vedere l’ora di liberarsi di quel vestito che indossa ormai da 10 anni. In due stando ai fianchi opposti della quercia (si lavora sempre in coppia) iniziano a colpirla, prima orizzontalmente per fare una sorta di collana. Tra loro c’è intesa e si avverte. Seguono cadenzati gli altri tagli che incidono le porzioni di corteccia. Fino a quando le plance non si staccano. I gruppi di operai, quello proveniente da Escalaplano e Ballao e l’altro di Gavoi e dintorni occupano due vaste aree. Si taglia, si accumulano le cortecce e poi in spalla si avvicinano fino al camion parcheggiato nella strada asfaltata. I ragazzi si caricano anche 50 chili sulle spalle, poi con le loro ridotte percorrono un tratturo a tratti scivoloso, poi ancora giù a recuperare il resto. Una sosta di cinquanta minuti per il pasto serve a ritemprarsi e ad affrontare l’ultimo sforzo della giornata.

«Sì, è un lavoro faticoso. Ma lo faccio da quando avevo 14 anni e non me ne sono pentito nemmeno un giorno. Sto all’aria aperta e conosco posti nuovi. Questa è la mia vita , a contatto con le querce», dice Delio Pisano che porta giù nel canalone i suoi ragazzi che si fanno strada nella boscaglia con colpi di roncola ben assestati. La squadra fatica ma non perde il buonumore. E ai novizi non mancano gli scherzi come quando a un giovane, già provato per il peso del sughero sulle sue spalle, un buontempone aggiunge un bel sasso per “incrementare” il carico. L’altro caposquadra di Gavoi, Giovanni Mastio si muove come un furetto. «Ajò pizzinnos, tra pagu est s’ora e su gelato», se la ride incontrando gli sguardi di intesa degli altri. I marinai di foresta spuntano dalla boscaglia come dei pirati con l’accetta affilata. Il sole è già alto e il caldo torrido quando è finalmente ora di tornare a casa. La navigazione nelle foreste durerà ancora per qualche giorno poi di nuovo terraferma fino al prossimo viaggio del sughero tra le querce maestose che colorano di rosso, marrone ed arancio le campagne.

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