Redentore 2020 edizione limitata: una festa senza folla che passerà alla storia

Redentore, un'immagine del passato

Cancellati gli appuntamenti di massa per il Covid, resta il momento religioso con la messa delle 11 sul Monte

Il 2020 è l'anno del coronavirus, e così passerà alla Storia. Il mondo stravolto, i Continenti sconquassati. La vita di tutti i giorni cambiata, trasformata, ribaltata. Tanto da dover azzerare completamente usi e costumi secolari come quelli legati al nostro Redentore del Monte Ortobene. Annullati tutti i festeggiamenti civili che si ripetevano ogni estate come si ripetono puntuali i movimenti di un orologio meccanico. Annullata la sfilata dei tremila e passa costumi che ogni agosto invadevano le strade del centro e trasformavano Nuoro nella capitale sarda del folclore. Annullato il corteo delle maschere nere del carnevale barbaricino che in genere aprivano il calendario degli eventi. Annullato persino il pellegrinaggio dei fedeli che ogni 29 agosto raggiungevano la cima dell'Ortobene per rendere omaggio al Redentore tanto caro ai nuoresi.

Quest'anno resta "soltanto" la messa solenne, celebrata dal vescovo monsignor Antonello Mura. Resta soprattutto la vera fede dei credenti, quella che non crolla mai neppure davanti alle restrizioni sanitarie causa Covid 19. Ecco perché questa edizione "limitata" della festa del Redentore è una occasione storica. Una occasione da cogliere a braccia aperte, senza timori né patemi d'animo, né false aspettative, d'altro canto; ma semplicemente con coraggio e grande senso di responsabilità. È una occasione propizia per fermarsi e riflettere. È sempre dalle situazioni più difficili, del resto, come difficili sono questi tempi alquanto incerti, che bisogna rialzarsi a testa alta, che bisogna reagire a muso duro per trasformare ogni sciagura in una opportunità, ogni disastro in una nuova chance.

Questa edizione "ristretta" del Redentore, insomma, deve essere un pretesto per ripartire correggendo, o almeno cercando di correggere, gli errori del passato. La vita dell'Uomo è questo che ci insegna: si nasce, si muore e si rinasce. Che è come dire che alla gioia, alla felicità, segue sempre il dolore, la sofferenza, ma alla fine a trionfare è sempre e soltanto la gioia, la felicità. Ce lo dice tutti i giorni il nostro Redentore dominus in cima al Monte Ortobene. Il nostro maestoso Cristo risorto con la croce tenuta alta sulla mano sinistra e la destra tesa in avanti a proteggere Nuoro, la Barbagia e la Sardegna tutta. È da questa edizione storica della festa del Redentore che si può ripartire. «Possiamo naturalmente accettare questa Quaresima di chiese vuote e silenziose semplicemente come una breve misura temporanea che sarà presto dimenticata» ha scritto e auspicato (in un e-book di Vita e pensiero) lo scorso marzo il teologo e filosofo ceco Tomás Halík. «Ma possiamo anche sfruttarla - ha subito aggiunto - come kairós: un momento opportuno per "prendere il largo" e cercare una nuova identità per il cristianesimo in un mondo che cambia radicalmente sotto i nostri occhi. L'attuale pandemia non è certamente l'unica minaccia globale per il nostro mondo, ora e in futuro".

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