I 130 anni della Nuova Sardegna. «La cara isola nostra abbia a rinnovellarsi»

Domenica 9 agosto 1891: La Nuova nasce come settimanale. In prima pagina l'editoriale "Due parole di prefazione"

Si suol dire che la stampa periodica è il gran torneo della vita intellettuale quotidiana di un paese, in cui tutte le idee buone o cattive possono entrare in lotta ad armi pari, immuni da qualsiasi preconcetto personale. Questa è senza dubbio una bella astrazione, ma non trova che un riscontro assai debole nella realtà. Avviene infatti che all'apparire di un nuovo giornale sorga subito in tutti la curiosità di conoscere chi lo inspiri, e da questa conoscenza, meglio che dalle linee di un programma più o meno esplicito e più o meno rumoroso, la maggioranza dei lettori tragga i primi e spesso duraturi apprezzamenti sui fini della nuova pubblicazione.I nostri nomi pertanto - ne siamo certi - non saranno più un mistero per alcuno un'ora dopo che il periodico avrà veduta per la prima volta la luce; né ce ne duole poiché ben modesto e proporzionato alle nostre forze è il compito che ci proponiamo. Ed eccoci a spiegarlo. Senza rinunziare alla nostra fede politica, né disposti a fare su di essa delle restrizioni mentali, vogliamo almeno per ora esclusivamente occuparci delle cose nostre, delle quali - ben strano fenomeno - da qualche tempo ci si direbbe abituati a non sapere più nulla; vogliamo sostituire alle subdole insinuazioni di ciarlieri interessati la discussione, fatta alla luce del sole e con equanimità di giudizio, dei più vitali interessi del nostro paese e degli uomini e degli atti che vi si attengono; vogliamo infine tentare di porre un argine al confusionismo che oggi presenta la nostra vita pubblica, producendo nei più un senso di sconforto e non giovando che ai male intenzionati cui non par vero di vedersi formare attorno un ambiente omogeneo nel quale il carattere e l'onestà degli intendimenti abbiano un valore affatto secondario e debbano cedere all'audacia ed all'intrigo. Riusciremo nell'intento? Lo speriamo, sebbene non ci dissimuliamo le difficoltà che dovremo superare; poiché ogni fenomeno sociale è sempre risultato di cause molteplici e complesse che non possono in breve tempo modificarsi.E molteplici e complesse sono davvero le cause che hanno indotto la nostra vita pubblica a uno stato allarmante di atonia che rasenta la morte - né gli angusti limiti di una dichiarazione basterebbero ad esporle; - poiché a prescindere da quelle che negli ultimi tempi esercitarono la loro influenza nell'ambiente politico e che non poterono non ripercuotersi nella vita locale, si andrebbe già troppo in lungo solo a voler dire come da noi in un periodo di tempo relativamente assai breve si sia passati dall'arroganza aristocratica all'intolleranza settaria e da questa all'indifferentismo, ed al caos che ora ci avvolge e ci opprime, frapponendosi per tutti ad una giusta percezione delle condizioni del presente, e nei più inaridendo ogni feconda speranza in un avvenire migliore. Non ci mancheranno le occasioni per queste ricerche; ma per ora una sola cosa sentiamo il bisogno di affermare, cioè la nostra fede che lo stato patologico testè delineato non possa lungamente durare, e per conseguenza il nostro fermo proposito si impiegare tutte le nostre deboli forze acciò un "novus ordo" abbia a sorgere, informato a quello spirito democratico che pure è nelle tradizioni e nell'indole del nostro popolo.* * *

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