Cabiddu: «Crisi nera, ma non bisogna mollare»

Il presidente del circuito spiega perché ha deciso di tentare comunque la carta della riapertura

SASSARI. «A un anno dal primo blocco degli spettacoli, il bilancio per il teatro è pesantissimo – dice Antonio Cabiddu, presidente del Cedac –. Un intero sistema è in crisi. Migliaia di artisti, tecnici e collaboratori sono rimasti senza lavoro e sono numerose le piccole compagnie che rischiano di non farcela. In questo quadro e nonostante le oggettive difficoltà tecnico-organizzative, il Cedac la scorsa estate ha potuto recuperare sul territorio ben 85 recite, quasi tutti gli spettacoli sospesi (tranne quelli programmati a Cagliari e a Sassari, per mancanza di spazi all'aperto in grado di accogliere, rispettivamente, 2500 e 800 abbonati)».

«La consapevolezza della necessità di riavviare la relazione con il nostro pubblico anche per superare le angosce provocate dalla pandemia – sottolinea Cabiddu – ci ha sollecitato a predisporre strategie di ripartenza nonostante le incertezze. Il 27 marzo, data indicata per la ripartenza dal ministero della Cultura, purtroppo al momento non può che essere altro che simbolica. E in ogni caso non basta dire riapriamo le sale. Il teatro è una macchina complessa. Per rimetterla in moto bisogna lavorare per tempo e predisporre i calendari in accordo con le compagnie che, a loro volta, devono ridisegnare le tournée pur nell'incertezza generale». «Inoltre – aggiunge Cabiddu – la limitazione dei posti al 25 per cento della capienza (170 spettatori al Massimo di Cagliari) e il rispetto delle rigide norme di prevenzione anti-Covid, a partire dalle rigorose e frequenti sanificazioni, comporta un aumento dei costi, minori entrate al botteghino e responsabilità gravosissime. Tuttavia, alla luce delle dichiarazioni del ministro Franceschini e tenuto conto delle risorse stanziate per il sostegno dello spettacolo in questo particolare momento di difficoltà, riteniamo doveroso provare a ripartire sia Cagliari sia a Sassari. Una scelta che comporta un notevole impegno per non tradire le aspettative del pubblico che da anni ci segue con assiduità e passione. La primavera alle porte segna per il Cedac una nuova sfida, caratterizzata da un rinnovato slancio e da nuove energie, nella convinzione che il teatro e la cultura siano parte integrante e irrinunciabile dello sviluppo dell'individuo e della società». (red. c.)

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