Francesco Totti e il grande cuore giallorosso

“Speravo de morì prima”, la serie televisiva di Sky sul fantasista della Roma. Venerdì prossimo i due episodi conclusivi

L’addio al pallone più struggente della storia del calcio. È il 28 maggio del 2017. Al termine della partita contro il Genoa, l’ultima giocata con la maglia della Roma indossata in Serie A da 24 anni, Francesco Totti legge al microfono il suo messaggio di saluto ai tifosi in mezzo allo stadio Olimpico. Una lunga lettera, emozionante, dove a un certo punto dice: «Sapete qual era il mio giocattolo preferito? Il pallone. E lo è ancora. Ma a un certo punto della vita si diventa grandi. Così mi hanno detto e il tempo ha deciso. Maledetto tempo».

Un passaggio che torna subito in mente guardando la miniserie su Totti “Speravo de morì prima” che ha debuttato venerdì su Sky con i primi due episodi. Perché il tempo è uno dei protagonisti del racconto, il grande nemico dell’ottavo re di Roma. Costretto a fare i conti con gli anni che passano. Come tutti ad accettare la decadenza fisica. Anche se non è facile. Soprattutto quando si hanno avuto in dono quei piedi magici sui quali ha costruito la propria vita sino a quel momento e reso felici milioni di persone che quel talento unico lo hanno ammirato allo stadio o in televisione. Un re in fondo non è mai pronto ad abdicare. Una sorta di messaggero del nemico tempo è Luciano Spalletti, da amico a villain che spinge verso il ritiro il Capitano. Perché il bel rapporto tra i due nella prima esperienza sulla panchina giallorossa del tecnico toscano, tra il 2005 e il 2009, è soltanto un ricordo quando torna alla Roma nel gennaio del 2016. Malintesi, incomprensioni, risentimenti lo hanno cancellato.

La serie si concentra su quel che succede da lì all’ultima partita, l’ultimo anno e mezzo da giocatore di Totti. Con incursioni nel passato, in momenti importanti della sua carriera e della vita privata. La sceneggiatura, basata sull’autobiografia “Un capitano” scritta con il giornalista Paolo Condò, vuole infatti restituire anche un ritratto intimo del campione e pur con la tristezza del suo incombente addio al calcio punta molto sull’ironia e la leggerezza. D’altronde l’altra faccia di Totti, fuoriclasse in campo, è quella di un ragazzo-uomo genuino e dotato di una simpatia innata. La fa da padrone quell’umorismo tipicamente romano, già indicativo dal titolo scelto per la serie che riprende le parole scritte su un famoso e geniale striscione apparso all’Olimpico quel 28 maggio di quattro anni fa.

L’approccio è pop, fresca la regia di Luca Ribuoli che gioca molto anche con le musiche. E poi c’è un cast che funziona. Pietro Castellitto si dimostra attore di valore nel difficile compito di interpretare il campionissimo giallorosso, monumento non soltanto della Roma ma anche di Roma intesa come città. Ci somiglia ben poco, il tentativo di imitazione fisica si limita ad acconciature e barba, ma questo non conta. Il lavoro di recitazione si concentra sullo sguardo sornione tipico di Totti, la voce (vicina a quella del vero Pupone), certi movimenti. Castellitto insomma interpreta, in maniera sottile e riuscita, l’immaginario collettivo sull’ex calciatore.

Se Greta Scarano, nel ruolo di Ilary Blasi, risulta invece un po’ anonima, sono molto efficaci gli altri protagonisti principali. In particolare Monica Guerritore, mamma Fiorella, ma anche pur defilato Giorgio Colangeli, papà Enzo (morto per covid lo scorso autunno), che ben restituiscono le radici popolari della famiglia Totti. E poi c’è Gianmarco Tognazzi, più che convincente come Luciano Spalletti. Testa calva e pizzetto aiutano già ad arrivare a una connotazione fisica, in più c’è l’ottimo lavoro sulla parlata come parte fondamentale nell’avvicinarsi al personaggio.

Venerdì su Sky Atlantic andranno in onda il terzo e il quarto episodio, dei sei che compongono la miniserie disponibile anche in streaming su NowTv. Su un’altra grande piattaforma streaming, Amazon Prime Video, si può invece recuperare il recente documentario “Mi chiamo Francesco Totti” diretto da Alex Infascelli. “Speravo de morì prima” ne è in qualche modo la versione fiction.

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