«Da Totti a Servillo la mia avventura nel mondo del cinema»

Intervista con il giovane filmmaker di Cabras Masssimo Loi, aiuto regista nella serie Sky sull’ex capitano della Roma 

CABRAS. È la serie tv del momento: “Speravo de morì prima” racconta gli ultimi due anni di carriera di Francesco Totti, campione e simbolo della Roma e della romanità. Le puntate trasmesse la scorsa e questa settimana su Sky Atlantic hanno fatto registrare ascolti da record. Sui social, in particolare su Twitter, se ne discute tanto e anche la critica l'ha promossa positivamente.

Per il regista, Luca Ribuoli, e per tutta la sua troupe, una bella soddisfazione. Al suo fianco anche un professionista sardo, il cabrarese (di Solanas) Massimo Loi. «È stato bello che il risultato del nostro lavoro sia stato apprezzato. Mi sono arrivati molti sms dagli amici. In questa produzione il mio ruolo è stato di secondo aiuto regista. Avevo il compito intanto di assistere Luca e l'aiuto regista, poi di organizzare quello che succedeva sul set il giorno dopo: gli attori, le comparse, la scenografie, gli orari. Gestivo tutto quello che prevedeva la settimana lavorativa. A questo si aggiunge la scelta delle comparse e i provini per quelle che avevano delle battute. In caso di necessità, sul set provvedevo anche a muoverle e ad organizzarle».

La serie tv è il frutto di un lavoro di diversi mesi. «Il progetto è partito nel 2019, e ha come riferimento il libro che Paolo Condò aveva scritto con Totti, “Un capitano” – spiega Loi –. Tanto che quello era il titolo originario della serie per tutta la preparazione. Io stavo già lavorando con Luca Ribuoli ad un altro progetto come aiuto regista. Si è partiti con i primi test-provini con Pietro Castellitto, che è stato il primo attore considerato per la parte di Totti. A novembre è partita ufficialmente la preparazione: si è proceduto con la lettura dei copioni, la scelta delle location e provini continui con l'attore».

Il regista della serie ha scelto una chiave narrativa particolare, con Pietro Castellitto nei panni del capitano giallorosso nonostante una differenza fisica evidente. «Quando ho conosciuto Pietro – svela Loi – era palese che lui si fosse già preparato studiando i filmati di Totti. Tanto che la cosa più evidente per me, quando provava, era che aveva una voce molto simile alla sua, pur non somigliandogli fisicamente. Quando a marzo scorso c'è stato il primo lockdown, poi, la produzione (Wildside e Sky) ha deciso che Pietro non sarebbe dovuto essere il clone di Totti a livello fisico. Abbiamo lavorato un po' sul look, principalmente con la barba e i capelli, puntando poi tutto sull'interpretazione. Diversamente avremmo rischiato di fare soltanto una brutta macchietta».

Non bisogna aspettarsi, dunque, un documentario: «Il regista ha scelto un punto di vista pop – spiega Loi –, una lettura quasi favolistica, per rendere il modo in cui Totti è veramente: una persona sincera, schietta, coraggiosa e autentica. La serie è un modo carino e scanzonato per omaggiare un grande campione, tirando fuori anche gli aspetti meno conosciuti, come la crisi vissuta quando si rese conto che doveva ritirarsi».

Allo stesso Totti “Speravo de morì prima” è piaciuto tanto: «Lui e Ilary – spiega Loi – sono contenti di come sono stati resi i loro personaggi e tutti gli altri ruoli. Spesso chiamavamo Francesco per farci dire i dettagli: che macchina aveva quell'anno, come era vestito in quell'occasione etc. Ma tante volte non si ricordava e doveva chiedere al cugino. Quando veniva alle riprese, poi era un caos. C'erano sempre magliette o foto da far autografare. Ma era molto disponibile. In un'occasione ha battuto il ciak di una scena. Dopo le prime proiezioni private, a montaggio fatto, Luca mi ha detto che si è persino commosso: ha perso il padre l'anno scorso e gli ha confidato di averlo ritrovato nella serie».

Classe 1979, laureato in Scienze della comunicazione a Teramo, con altre importanti esperienze alle spalle e un corto, “Dove l'acqua con altra acqua si confonde”, che è entrato nella cinquina finale del David di Donatello nel 2015-16, Massimo Loi ha progetti importanti per il futuro. «L'obiettivo è realizzare qualcosa di mio: scrivo e ho pronte delle sceneggiature per dei film. Vedremo. Finita la serie su Totti, fra ottobre e dicembre ho collaborato alle prime riprese del film diretto da Leonardo di Costanzo, ancora senza titolo, con Toni Servillo e Silvio Orlando e ambientato nell’ex carcere di San Sebastiano. Da gennaio, sempre con Luca Ribuoli, stiamo lavorando al remake di “This is us”, famosa serie americana. La versione italiana si chiamerà “Noi” e le riprese sono iniziate da due settimane. Dureranno fino ad agosto».

Intanto Loi si gode il successo di “Speravo de morì prima”: «Mi sono divertito molto e ho potuto persino calpestare l'erbetta dell’Olimpico. C'è una scena in cui si vede un pallone colpire lentamente il palo: quella palla l'ho calciata io. Luca non voleva farla in digitale, così hanno chiesto a me di tirare». «Su trenta tiri da fuori area – dice ridendo – avrò preso il palo una decina di volte. Non male».

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