«Contro il Covid oltre tutti i muri dell’egoismo»

Rossella Miccio presidente di Emergency: nuove diseguaglianze nate dalla pandemia 

Rossella Miccio, dal 2017 presidente di Emergency, nei giorni scorsi ha partecipato a una diretta Facebook da Milano organizzata da Red (Rete eguaglianza e democrazia) e dal gruppo di Serrenti di Emergency sul tema “Pandemia e disuguaglianze”.

«A un anno esatto dalla dichiarazione di pandemia da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità – dice – la disuguaglianza tra Paesi ricchi e poveri nell’accesso ai vaccini è più acuta che mai. Ci sono i supergarantiti con cure ad personam e gli esclusi, servi 2.0 della gleba. Sono molto delusa, le distanze si sono ingigantite». Riferendosi all’incontro con i volontari sardi, Rossella Miccio sottolinea: «Le nazioni più ricche, nell’ultimo mese hanno vaccinato in media una persona al secondo, mentre la stragrande maggioranza dei Paesi in via di sviluppo ancora non è stata in grado di somministrare una singola dose, con una carenza strutturale di forniture mediche e di scorte di ossigeno. Anche tra i Paesi più ricchi le differenze sono enormi: negli Usa ogni secondo si vaccinano 35 persone, nel Regno Unito 9, in Germania, Spagna, Francia e Italia solo 2, in Belgio, Svezia e Danimarca poco più di 20 persone ogni minuto. Siamo all’assurdo, con un sovranismo sanitario nazionale fuori dal tempo e dalla giustizia sociale».

In questa catastrofe quanto stanno lucrando le multinazionali del farmaco?

«Prima devo dire che abbiamo avuto la fortuna di disporre dei vaccini in tempi record. Ma questo processo di produzione è avvenuto a nascondino, in forma molto opaca: fondi privati ma soprattutto pubblici di cui nulla si sa, i costi non si conoscono, sono stati ovunque secretati. Un centinaio di Paesi – tra questi India e Sud Africa – hanno chiesto la sospensione temporanea dei brevetti. Ma Stati Uniti, Europa, Regno Unito hanno detto no. Così si continua a perpetrare il monopolio speculando sulla salute dei cittadini. Né si facilita l’ampliamento della produzione dei vaccini».

Efficienza ed inefficienza dei sistemi amministrativi o incapacità e cecità dei governi?

«Opto per la seconda risposta. C’è un’esplosione di egoismi nazionali. Prima con la diagnostica, ora con le terapie. Chi aveva soldi ha accaparrato i farmaci. È successo anche in Italia dove le fasce di marginalità si sono amplificate. Pensiamo alle differenze fra regioni, anche se davvero poche hanno brillato. Il divario è diventato insostenibile. In queste settimane, in tutto il mondo ma in particolare nell’Occidente europeo e atlantico c’è anche la volontà politica di ignorare questo fossato tra chi si può e chi non si può curare. Ciascuno pensa al proprio orticello. Non si vuol capire che un virus non conosce confini».

Nata nel 1994 con Gino Strada e la moglie Teresa Sarti per offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà, che cosa continua a essere oggi l’organizzazione che lei presiede da quattro anni?

«Emergency ha curato oltre undici milioni di persone, una ogni minuto. Al momento è presente con progetti in sette diversi Paesi. L’ultimo, che dovrebbe aprire a breve sulle rive del lago Vittoria, in Uganda, è un Centro d’eccellenza in chirurgia pediatrica per curare bambini provenienti da tutta l’Africa».

E in Italia?

«Siamo presenti con ambulatori fissi o mobili e sportelli socio sanitari in nove diverse aree, oltre che sulla nave Open Arms, attiva nella ricerca e soccorso di naufraghi nel Mediterraneo. Nel 2019, il 12 per cento dei pazienti visitati nei nostri ambulatori era italiano».

A giugno 2020 avete avviato il progetto “Nessuno escluso”.

«È un progetto che prevede la distribuzione gratuita di pacchi di alimenti e di beni di prima necessità alle persone che hanno bisogno di un sostegno per superare questo momento e che non hanno accesso ad altri aiuti. Avviene per ora solo a Milano, Roma, Piacenza, Napoli e Catanzaro».

Covid a parte, è un mondo ancora in guerra. Nel silenzio pressoché generale.

«Un fronte per noi caldo – che ho visto di persona – è l’Afghanistan, da vent’anni attraversato da una guerra ininterrotta. Ci siamo dal 1999 con due Centri chirurgici per vittime di guerra a Kabul e Lashkar-gah, un Centro chirurgico e pediatrico e un Centro maternità ad Anabah e una rete di 443 presidi di primo soccorso. Secondo il report Onu, il numero delle vittime civili ha raggiunto nel 2020 il numero di 8.820 (3.035 morti e 5.785 feriti). L’avvio lo scorso 12 settembre dei negoziati di pace non ha fermato il coinvolgimento della popolazione nel conflitto, colpita soprattutto a ottobre. Nonostante la generale diminuzione degli attacchi suicidi e delle incursioni delle forze militari internazionali registrata lo scorso anno, il rischio per specifiche categorie vulnerabili della popolazione è aumentato, con donne e bambini che rappresentano il 43 per cento delle vittime».

Per non parlare della situazione nello Yemen...

«Negli ultimi tre anni, tra le vittime civili una su quattro era un bambino. Ad Hajjah, cento chilometri da Sana’a, stiamo lavorando alla ristrutturazione di un edificio che diventerà Centro chirurgico per vittime di guerra».

Presidente Rossella Miccio, torniamo alla pandemia. Vie d’uscita?

«Occorre aumentare la produzione dei vaccini, superando l’attuale sistema che garantisce i monopoli. Sosteniamo la raccolta firme della Campagna Europea Diritto alla Cura. Nessun Profitto sulla Pandemia-Right2Cure #NoprofitOnPandemic per essere sicuri che la Commissione europea faccia tutto quanto in suo potere per rendere i vaccini e le cure anti-pandemiche un bene pubblico globale, accessibile gratuitamente a tutte e a tutti».

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