Syama Rayner: «Da scuola al set, il Muto di Gallura era nel mio destino»

L’attrice nata in India e cresciuta a Olbia si racconta: «Bocciata al provino, ma era solo un malinteso»

C’è il talento in ascesa, il grande pubblico ha cominciato a conoscerla ora come Gavina del “Muto di Gallura” e nel futuro prossimo la rivedrà spesso sullo schermo. C’è la versatilità che unisce vissuti e passione, e quindi ora recita in gallurese, ora in inglese britannico, ora con accento americano. C’è una bellezza eterea e quell’eterocromia nello sguardo che la sublima. Eppure, se Syama Rayner deve trovare un modo di vedersi, ripete più volte che «sono un’attrice molto nerd».

La sua isola. Si parla degli inizi a Olbia, la sua città. «L'avverto come una grande famiglia. Quando qualcuno riesce a uscire fuori, tutti in città la sentono come una cosa propria», l’entusiasmo supera in un secondo tutti i chilometri che la separano dalla Sardegna. La voce arriva da Londra, e le coordinate di tutte le sue tappe di vita attraversano praticamente tutto il globo. Nata all’ombra dell’Himalaya, in India, da madre inglese e padre italiano, trentino, è arrivata nell’isola da piccola. «Mia mamma scelse di voler vivere nell’isola dopo aver fatto visita ad alcuni amici a Monte Pinu. Ha portato con sé me e mio fratello e ci siamo stabiliti proprio lì, in quel posto da cui tanto è rimasta incantata. E la ringrazio, perché mi ha regalato un’infanzia fantastica».

Il percorso. Mente iper-creativa, «ho capito che la recitazione era veramente la passione duratura» mentre nel piccolo spazio della scuola di teatro olbiese “I senza quinte” imparava a conoscere Stanislavskij. «Sono sempre un po’ nerd, mi piace studiare tanto prima di recitare» si racconta Syama. Anche qualche anno fa, prende subito un agente ma prima dei provini a catena va a studiare in un’accademia in Galles poi all’Actor studio di Los Angeles. Poi ha preso parte ad alcuni corti e film, tra cui esteri. Per “The final code” (2021) ha ricevuto anche due riconoscimenti internazionali. Ma la prova più difficile, avere successo in casa, è arrivata con “Il muto di Gallura” prodotto da Fandango e Rai cinema. A 26 anni, ora è in rampa di lancio.

Gavina. Come un cerchio chiuso perché «è stato il primo provino della mia vita». Un altro Muto di Gallura, «ad Aggius, avevo 16 anni, la cosa divertente è che mi presero ma per l’altro personaggio femminile, Mariangiola. Poi quel film non venne concluso e non si fece niente, ma è stata la mia prima esperienza con la telecamera». Quindi, quasi dieci anni tondi dopo, vede un nuovo Muto di Gallura in lavorazione, regia di Matteo Fresi, dove stavolta Gavina, l’amata del protagonista, è bionda e con gli occhi chiari. «Ho detto letteralmente “quel ruolo è mio, vado e me lo prendo”». E invece: porta in faccia. Dopo il provino la risposta è negativa, «non me lo spiegavo, e qualche giorno dopo feci un sogno dove vedevo il regista darmi il contratto con delle date in rosso…», sembrava destino. Ed è così, perché in giornata arriva la chiamata. Tutto un malinteso, in realtà lei è presa. «E le date delle riprese erano quelle che avevo sognato, assurdo…». Syama ascolta l’aggese «facendomi invitare a pranzo ad Aggius» e impara a parlarlo. Così, nel suo debutto come in un ruolo protagonista, è diventata la bella Gavina che tutti hanno ammirato sul grande schermo. Appena uscito, si è fatto a gara per andare a vedere il film tratto dal libro di Enrico Costa. «Conoscevo la storia sin da piccola – dice l’attrice – la studiai a scuola elementare, a Telti. È stato emozionante sentire l’impatto che ha avuto e vedere a loro volta alcune persone emozionate in sala».

Esperienze. Syama Rayner racconta la scena insieme ad Alessandro Borghi nella serie Sky “Diavoli”: «ero un personaggio più grande di me, sua coetanea, è stato un bel momento e anche difficile, perché si trattava di un litigio acceso. Stavo recitando con Borghi, l’avrei guardato decisamente diversamente, dal basso – ride – invece ho dovuto tenergli testa e urlargli contro». In rete si trovano un paio di corti con Maccio Capatonda, «il miglior comico d’Italia. Oltre alla sua genialità nello scrivere e interpretare i personaggi, quando dirige è estremamente preciso». Alla voce progetti futuri, «sono davvero tanto curiosa dell’uscita di un film girato lo scorso anno nell’isola». Di prossima uscita, è “La terra delle donne”, regia di Marisa Vallone, scritto da Paola Sini, tra i protagonisti anche Alessandro Haber e Valentina Lodovini.

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