La Nuova Sardegna

La guerra in Ucraina

«Ancora bombe e morti la pace è un miraggio»: il racconto choc di Elena Garkusha, giornalista di Kiev

di Emma Maddaluno*
«Ancora bombe e morti la pace è un miraggio»: il racconto choc di  Elena Garkusha, giornalista di Kiev

«Case, scuole e ospedali distrutti: iI nemico non si ferma». Il sogno della pace: «Andiamo a dormire con l’ansia per quello che potrebbe accadere»

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Era il 24 febbraio 2022, l’Italia, i giovani italiani stavano festeggiando il carnevale tra stelle filanti, maschere e frittelle. Quel giorno lo Stato Russo arruolò i giovani, giovanissimi cittadini per presentarsi al fronte: lo Stato Ucraino fu invaso dalla Russia. Sono passati quasi tre anni da quel giorno fatale e la guerra continua, tra bombe, droni e morti di civili. Ma cosa significa essere ucraino in questo momento? Lo abbiamo chiesto a Elena Garkusha, di Kiev, laureata in Giornalismo, che sta trascorrendo qualche giorno di vacanza in Sardegna. Occhi azzurri, ciglia lunghe e le mani ben curate, vive e lavora a Kiev in Ucraina presso l'ambasciata Moldava. Alla domanda risponde così: «Essere ucraino in questo periodo storico significa non avere la sicurezza di risvegliarsi la mattina, di vedere le nostre case distrutte e le nostre famiglie dilaniate. I giovani non posso creare una famiglia, non possono assicurare un futuro sicuro ai figli».

Come vive questo breve soggiorno in Italia? «Per me questa piccola vacanza in Italia è molto importante, un po’ per l’equilibrio emotivo e per recuperare le forze, perché in Ucraina mi mancavano il sonno, la pace e la tranquillità. Ma, anche qui, in Italia, ovviamente, osservo comunque cosa succede in Ucraina. Anche se sono qui, dove regnano pace, silenzio e tranquillità, non riesco a sentirmi molto a mio agio, perché i miei parenti sono rimasti in Ucraina e sono molto preoccupata per loro».

Ritiene che le notizie sul confitto Russia-Ucraina siano parziali o filtrate in Italia? «Quanto più a lungo prosegue la guerra tra Ucraina e Russia, minore è l'attenzione che l'informazione riserva a questo tema, non solo in Italia ma anche in altri Paesi europei. Sono convinta che molti italiani non sospettino nemmeno cosa stia succedendo nelle nostre città ucraine».

Cos'è per lei la pace? «Per me la pace è silenzio senza ansia, quando ti addormenti senza paura e ti svegli con speranza. È allora che la mia famiglia è al sicuro. La pace è sicurezza, tranquillità e una vita senza perdite». Droni e missili colpiscono anche scuole e ospedali. «Il nemico non sta attaccando solo le infrastrutture della centrale termoelettriche ma anche case, scuole e ospedali. La distruzione è molta, in tutte le diverse città dell’Ucraina. Sono molti i feriti, le vittime, tra cui tantissimi bambini. Il nemico non si ferma davanti a nulla e nulla è sacro per lui».

Quali sono le sue aspettative sul futuro? «Mi piacerebbe pensare che arriveranno tempi migliori e il prima possibile, ma dalle mie osservazioni, basate sul comportamento di alcuni politici e di alcuni capi di Stato, temo che il mondo stia sprofondando in un abisso. La forza e l’aggressione trionfano sui principi della giustizia e del diritto internazionale. Per il conflitto Russo Ucraino è molto importante il sostegno degli altri Stati, dobbiamo fermare subito l'aggressore e punirlo, perché l'impunità darà origine a nuove guerre».

Cosa direbbe ai giovani ucraini che hanno conosciuto solo un contesto di guerra? «Siete nati e cresciuti non nel silenzio, ma in tempi molto difficili. E conoscete già il prezzo della libertà, della verità, della vita umana. Ciò che altri imparano per decenni, voi lo avete capito molto presto. La guerra vi ha rubato l’infanzia, anni di vita spensierata. Questa prova vi ha resi più forti. Ma il prezzo è molto alto. E non dovrebbe essere così. I bambini e i giovani dovrebbero vivere in pace, amare, gioire, sognare e non soffrire. Ricordate, non siete solo figli della guerra, siete una generazione che sa a cosa serve la pace e quanto sia importante proteggerla».

Cosa vorrebbe dire ai giovani russi? «Vorrei rivolgermi a loro con queste parole: la forza non sta nell’aggressività, non nella violenza, non nella grandezza costruita sulla paura, ma è nell’umanità. Non siete responsabili delle decisioni prese dai leader del vostro paese, ma dipende solo da voi che tipo di persone diventerete. Pensate con la vostra testa. Sbarazzatevi dell’odio ispirato dalla vostra propaganda. Cercate di vedere il dolore degli altri. Ricordate che la pace è il lusso più grande che si nota solo quando lo si perde». Gli Stati violano il diritto internazionale, l’espansione territoriale sembra valere più delle vite umane, sembra di essere tornati indietro nel tempo. Il popolo può decidere col voto.

In Italia il tasso di astensionismo è alto, cosa ne pensa? «Non bisogna essere inermi, se non voti e non fai la tua scelta, la scelta verrà fatta per te, e di norma non è sempre la scelta che vorresti. Il tuo futuro dipende da questo, e devi gestirlo e non affidarlo ad altri». Il filosofo Edmund Burke disse “Chi non impara dalla storia è condannato a ripeterla”. Sono passati più di duemila anni dall’epoca imperiale eppure dalla storia non sembra che l’uomo abbia ancora imparato.

*Emma frequenta il Liceo scienze umane Garibaldi di La Maddalena

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