Il viaggio di Albatross verso il Senegal, saranno donate vecchie carrozzine ai disabili
In molte zone del Senegal rurale, la parola disabilità è ancora legata a superstizioni. Nei villaggi fuori Dakar, chi nasce con una menomazione spesso resta chiuso in casa: non per scelta, ma per mancanza di mezzi.
Da Sassari, un gruppo di operatori socioculturali ha deciso di intervenire nel modo più pratico possibile: raccogliendo carrozzine inutilizzate e portandole fin lì, con un viaggio via terra di oltre cinquemila chilometri.
L’iniziativa si chiama “Corridoi Paralimpici – Nuova vita alla vecchia carrozzina”, ed è l’ultima tappa, in ordine di tempo, del lavoro dell’associazione Albatross, attiva da vent’anni nella promozione dello sport e dell’inclusione. In novembre partirà il vecchio pulmino dell’associazione, carico di sedie a rotelle dismesse, destinate a centri di riabilitazione e comitati paralimpici senegalesi. Anche il mezzo, rimesso a nuovo, resterà nel Paese, trasformato in un’ambulanza per i villaggi rurali, dove il metodo di soccorso più veloce è spesso un carretto trainato da un asino.
L’Albatross è nata vent’anni fa a Sassari come semplice corso di nuoto per persone con disabilità. “Il punto di partenza – racconta lo psicologo dello sport e cofondatore Manolo Cattari – è stata la piscina, con ragazzi e ragazze che avevano difficoltà educative o motorie. Ma col tempo il punto di partenza è diventato anche il percorso e il fine. Attraverso lo sport i ragazzi hanno costruito giornate, relazioni, viaggi, esperienze che hanno dato senso alla loro vita. Per alcuni sono state davvero straordinarie, conquistando addirittura titoli italiani. E ora qualcuno di loro sta diventando istruttore, chiudendo un cerchio di trasmissione e crescita”.
L’associazione è cambiata: da attività locale è diventata un’organizzazione capace di muovere famiglie, di ospitare atleti da tutto il mondo, di organizzare coppe internazionali e progetti europei. “L’Albatross oggi – spiega Cattari – è strumento di progettazione sociale, di cultura sull’accessibilità e, da qualche anno, anche di cooperazione internazionale. È nata su un confine cittadino, poi regionale, nazionale, europeo. Ora prova a spingersi oltre”.
Da qui l’idea di un gesto forte e simbolico: trasformare un vecchio pulmino dell’associazione in un’ambulanza e riempirlo di carrozzine paralimpiche e di uso quotidiano da atleti e privati. “Lo stiamo rimettendo a nuovo per affrontare il deserto e poi restare laggiù – racconta – Le carrozzine che per noi sono da smaltire possono avere una seconda vita: tornare a essere strumenti di autonomia e dignità”.
Il progetto partirà il 20 novembre, con tappe in Spagna, Marocco, Sahara Occidentale e Mauritania fino a Dakar. Al viaggio prenderanno parte Cattari e il cofondatore Danilo Russu, nonchè Presidente del Comitato Regionale Sardo della Federazione Italiana Nuoto e a destinazione troveranno Kader, senegalese cresciuto tra Italia e Africa, ponte culturale tra due mondi.
E proprio Kader sottolinea l’urgenza: “In Senegal ci sono persone che hanno un bisogno enorme di queste carrozzine. Chiediamo a chiunque le abbia ferme in garage di donarle: significa ridare mobilità, vita, speranza”.
Dietro l’iniziativa non c’è solo la volontà di aiutare, ma anche la consapevolezza di ricevere. “Ogni spedizione porta indietro più di quanto lascia – riflette Cattari – In Senegal abbiamo visto contesti rurali durissimi: mancanza di strade, famiglie costrette a trasportare sulle spalle i figli disabili, la disabilità letta a volte in chiave magica, quasi come stregoneria. Ma abbiamo visto anche un impegno crescente da parte delle istituzioni, e soprattutto un senso di comunità che qui rischiamo di perdere. Loro hanno poco, ma nessuno resta solo. Questo scambio ci ricorda che l’aiuto è sempre reciproco: noi portiamo strumenti, loro ci restituiscono valori fondamentali”.
Il pulmino carico di carrozzine diventa così un simbolo: non solo solidarietà materiale, ma alleanza tra due mondi che possono imparare l’uno dall’altro. “Siamo partiti da una piscina – conclude Cattari – e ci ritroviamo oggi a unire due continenti. Ma il senso resta lo stesso: creare opportunità attraverso lo sport e l’inclusione. Chiunque può aiutarci: basta una carrozzina inutilizzata per cambiare la vita di qualcuno”. Per contribuire al progetto è possibile contattare l’associazione ai seguenti recapiti: progettoalbatross@gmail.com, cell. +39 329 3051330. (a cura di Rachele Falchi)