Ragazzini morti a Nuoro, il dolore del padre di Ythan: «Demolendo il rudere pensano di lavarsi la coscienza»
Nuoro «Pensano di essersi lavati la coscienza buttando giù questo rudere». La voce è quella di Damiano Romano, padre di Ythan Romano, uno dei due ragazzi morti il 1° aprile 2024 sotto il crollo di un edificio abbandonato. Le sue parole accompagnano l’avvio, questa mattina, della demolizione dello stabile, un passaggio che riapre una ferita mai rimarginata. Romano non nega la responsabilità del figlio per essere entrato in quell’edificio. «Non abbiamo mai detto che mio figlio non avesse colpa di essere entrato lì dentro», afferma. Ma contesta con forza l’idea che tutta la tragedia possa essere attribuita ai due adolescenti. «È impossibile che in sedici minuti mio figlio e l’amico abbiano buttato giù un solaio», aggiunge, respingendo la tesi secondo cui la struttura sarebbe stata in buone condizioni. «Quel rudere era lì da cinquant’anni, tutta Nuoro sapeva com’era ridotto: cadeva a pezzi, anno dopo anno». Sotto quelle macerie persero la vita Ythan Romano e Patrjk Zola, di 15 e 13 anni. Oggi lo stesso edificio viene demolito su decisione dei 13 proprietari, diventati tali per eredità e non residenti in città. Per loro, il gip del tribunale di Nuoro ha disposto l’archiviazione dalle accuse di omicidio colposo, accogliendo le conclusioni di una perizia secondo cui lo stabile, pur fatiscente, non sarebbe stato pericolante prima dell’ingresso dei ragazzi. Secondo quella ricostruzione, sarebbe stata una sistematica opera di demolizione a indebolire la struttura fino al collasso. Una lettura che la famiglia Romano non accetta. Il nodo, per il padre di Ythan, resta uno solo: «Ai bambini vogliono dare il cento per cento della colpa di quello che è successo. E non è così, perché lo stabile era già semidemolito». La demolizione, avviata dopo le raccomandazioni del gip sulla necessità di mettere in sicurezza l’area, segna un punto fermo sul piano materiale. Ma sul piano umano e giudiziario lascia aperto uno scontro profondo tra il dolore dei familiari e le conclusioni ufficiali su una tragedia che continua a dividere la città. (video Massimo Locci)