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Pane, vino e sapori di Romangia: la grande cena sotto le stelle a Sennori






Qui per tutti è Su fossu, a una manciata di passi è Lu Cuggoni: che ci si trovi a Sennori o Sorso è sempre lui, il pane della vendemmia. “Povero” per la semplicità degli ingredienti, ma carico del gusto della Romangia: facile trovarla in vigna, a rifocillare dalle fatiche tra i filari, questa pagnotta svuotata della mollica e riempita di pomodoro a pezzi, aglio, rucola, basilico, olive, sale, olio e aceto a piacere. Piatto fresco e sostanzioso. I frutti delle terre tra Sennori e Sorso sono stati il fulcro del paesaggio gastronomico disegnato dagli chef di “Cena sotto le Stelle – Arrivederci a Calici”. L’evento, realizzato dal Comune di Sennori e inserito nel network “Salude & Trigu” della Camera di Commercio di Sassari, ha chiuso il percorso iniziato il 24 luglio con “Aspettando Calici – Sennori incontra Stintino” e proseguito la notte di San Lorenzo con la ventiduesima edizione di “Calici di Stelle” .

La cena ha celebrato anche i 54 anni della Doc Moscato di Sorso-Sennori. Una serata elegante ma informale: tavoli e sedute candidi, come la mise en place, per un ristorante temporaneo a milioni di stelle, in uno dei luoghi più suggestivi del territorio. L’ex cava di tufo di Sennori. La Romangia nel piatto e nel calice, dall’antipasto al dessert, in un dialogo che ha dato senso alla serata. «Vino e Moscato, ma anche pane, olio, orto», ha sottolineato l’assessora alla Cultura di Sennori, Elena Cornalis.

Non una semplice cena, ma un’esperienza di degustazione, con piatti e vini raccontati al tavolo, affidata a uno chef di Sorso, Mario Sechi, e uno di Sennori, Nicolino Cubeddu. A quattro mani hanno riletto la cucina contadina con linguaggi contemporanei. Dal pane della vendemmia, con battuto di pomodoro e sardine marinate, alla zuppa di pomodoro, pasta e pesce, fino al filetto di maiale e al dessert di mandorla e limone. Campagna e mare nelle portate, in quella che Sechi ha definito «una passeggiata nella Romangia». Il territorio anche nei calici: le bollicine di Nuraghe Crabioni, il rosé della Cantina Mode, il bianco della Cantina Ruiu e, a chiudere il cerchio, il rosso e il Moscato Doc Sorso-Sennori di Cantina Fara. «I confini non esistono», sottolinea Gianmario Tosi, presidente della Confraternita del Moscato: cambiano cantine, vitigni e vinificazioni, ma i vini restano espressione di un’unica terra.

Una terra dalla storia vitivinicola antica che ha ancora molto da raccontare, anche attraverso il suo Moscato passito, capace di confrontarsi ai massimi livelli con il più celebre passito di Pantelleria. «Trasformare una cava in un ristorante stellato non è facile», ha osservato l’assessore all’Agricoltura e all’Archeologia, Michele Soggia. La sfida è farne una vetrina delle eccellenze del territorio: una formula che negli anni ha conquistato il pubblico, diventando «un appuntamento dell’estate della Romangia». A completare l’esperienza, la musica classica del Quintetto Harmonie e la voce intensa di Claudia Crabuzza, accompagnata alla fisarmonica da Dilva Foddai. (a cura di Rachele Falchi )

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