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Il Banco mette in mostra i vecchi difetti

Il ko di Reggio Emilia è figlio di una partita giocata con poco mordente. Proprio come era capitato a Cremona e Pistoia

INVIATO A REGGIO EMILIA. Il paradiso può attendere, l’importante è non scherzare troppo col fuoco. Non c’è una morale nello scivolone della Dinamo nella sfida di Reggio Emilia con la Grissin Bon, ma solo qualche punto interrogativo. I biancoblù falliscono l’aggancio al secondo posto della serie A, vedono interrompersi a quota cinque la serie vincente e scoprono di non avere mai eliminato un atavico difetto, che compare periodicamente e in maniera del tutto inattesa: quello di presentarsi in campo con le gomme sgonfie e la testa altrove.

Più che la sconfitta, che ci può sempre stare (domenica hanno perso anche Cantù e Brindisi), a lasciare un po’ interdetti è proprio la reiterazione degli errori visti in passato, per esempio a Cremona e Pistoia: su tutti l’improvvisa e inspiegabile tendenza ad andare in balia degli avversari senza lottare. Un problema che a Reggio Emilia ha coinvolto tutti i biancoblù e ha permesso ai padroni di casa di affettare la difesa della Dinamo in contropiede. La Grissin Bon ha sfruttato al meglio la sua velocità, ma ha trovato ostacoli minimi anche nella difesa sul pick&roll, quando la scarsa pressione dei biancoblù, la farraginosità delle rotazioni e la tirchieria nel commettere falli ha regalato milleuna soluzioni ai vari Kaukenas, White, Gigli e Antonutti.

Le parole pronunciate a caldo da Meo Sacchetti hanno scosso l’ambiente. Il coach ha puntato il dito nei confronti dei suoi giocatori, dando un giudizio insolitamente servero anche per uno come lui, abituato da sempre a dare pane al pane e vino al vino. Non c’è un “caso Dinamo”, ci mancherebbe. C’è però la certezza che i netti miglioramenti visti negli ultimi mesi non hanno cancellato i vizi di cui sopra. «Siamo belli ma a volte ci fermiamo a guardarci allo specchio – ha detto tra le altre cose Sacchetti –. Quando siamo in serata-no vorrei che i miei giocatori uscissero per 5 falli, invece abbiamo impiegato 9 minuti per commetterne uno». Tradotto: perdere è tollerabile, perdere senza combattere non lo è affatto.

Il presidente Stefano Sardara, che pure non ha affato gradito la prestazione, ha immediatamente gettato acqua sul fuoco, alla sua maniera: «Sono orgoglioso di essere il presidente di questo sgarruppato gruppo – ha scritto in un messaggio affidato ai social network – e non mi affanno neanche a ricordare cosa ha fatto fino ad oggi, ultime cinque vittorie di fila comprese. Credo però fermamente in quello che questa sgangherata banda potrà ancora fare in questa stagione».

Sgangherata, però, la Dinamo non sembra affatto. Piuttosto, al di là dei problemi ordinari (Eze non ancora in condizione, Gordon troppo fragile e lunatico, Marques Green fumoso), alla squadra di Sacchetti sembra mancare un elemento in grado di scuotere il gruppo quando questo entra nel tunnel della “reattività zero”: in casa l’elemento

può essere il pubblico, mentre in trasferta il problema resta irrisolto. Da qui alla fine della regular season restano 6 gare, quattro delle quali difficilissime. In vista dei playoff, sarà l’occasione per fare ulteriori test su una macchina che ha qualche difetto ma anche potenzialità enormi.

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