«Critiche sì ma non esageriamo»

Il presidente Sardara difende la Dinamo: «Ingiusto parlare di scarso attaccamento alla maglia»

di Roberto Sanna

SASSARI

«. Sulla partita la penso come Meo e vi assicuro che ho detto ai diretti interessati come la pensavo, la mia difesa della squadra nasce quando al posto delle giuste critiche per una prestazione scadente arrivano affermazioni pesanti». Il presidente della Dinamo Stefano Sardara ribadisce il concetto della sua esternazione su Facebook, il social network col quale si confronta spesso col popolo che segue la Dinamo.

Con chi ce l’aveva?

«Mettiamola così: a Reggio Emilia abbiamo perso male, non abbiamo messo in campo l’intensità di gioco e lo spirito di sacrificio che servivano per provare a vincere. Chi ci ha criticato su questo punto aveva ragione, non posso accettare però che si vada oltre questo. Ho ricevuto dei messaggi nei quali si parlava di squadra vergognosa, di giocatori che hanno uno scarso attaccamento alla maglia e affermazioni di questo genere. E allora no, qui non ci sto. Queste sono critiche inaccettabili, questi giocatori li conosco e li vedo all’opera ogni giorno, è tutta gente professionalmente impeccabile e che hanno sempre messo l’anima in tutto quello che fanno. E sono orgoglioso di presiederli, sono gli stessi che hanno fatto tanto».

Come vincere la Coppa Italia?

«Esatto. Ma senza voler sbandierare quel successo, prima di perdere a Reggio avevamo vinto cinque partite di fila. Non si può parlare di scarso attaccamento alla maglia appena la striscia si interrompe».

Però Facebook può essere un territorio minato: perché comunque si confronta coi tifosi in quella sede?

«Perché comunque mi permette una grande comunicazione. E soprattutto mi permette di esprimere in maniera diretta il mio pensiero, senza intermediari. Quello che scrivo è esattamente l’espressione di ciò che penso, senza possibilità di essere frainteso».

Comunque è vero che quando perdete così male prestate il fianco a certe critiche, che spuntano fuori periodicamente come un ritornello.

«Il discorso è sempre lo stesso, queste situazioni ci aspettavamo di poterle vivere nel momento stesso in cui abbiamo deciso di alzare pesantemente il livello della squadra. Abituati a trovarci in un contesto circoscritto, più o meno come quello di una famiglia, ci ritroviamo anche con giocatori che invece hanno un approccio diverso, più professionale. Relazionarsi in questo nuovo contesto è diverso, non puoi pensare di guardarti in faccia e capire subito che cosa sta succedendo, puntare tutto sul lato umano non basta più. Può essere un nostro limite, certo, e stiamo cercando di superarlo. I caldi tensione e prestazioni come quelle di Reggio Emilia ci possono comunque stare e ne siamo consapevoli, non è che ci piacciano ma le accettiamo. Però non bisogna andare oltre il limite, il senso della mia risposta è

questo».

Nel discorso a porte chiuse ha fatto presente che ora arrivano le partite importanti?

«Ho fatto ben presente le prossime saranno tutte partite serie, stiamo andando verso i playoff e non bisogna mollare. Noi ci crediamo tutti, è arrivato il momento che stavamo aspettando».

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