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Per la Dinamo un nuovo mix esplosivo

Roster praticamente completo per i sassaresi, che hanno dalla loro atletismo, talento, forza fisica e voglia di imporsi

SASSARI. C’è la vecchia volpe che ha vinto ovunque e vuole aggiungere un’altra tacca alla sua personale collezione. C’è il giramondo che scommette su se stesso e ogni volta rilancia. Ci sono i veterani che qui hanno già vinto e ora vogliono ripetersi. E ci sono i prospetti in cerca di un lancio o di un rilancio nell’olimpo della pallacanestro europea e mondiale.

Nuova di zecca, tostissima e forse persino più forte di quella che nell’ultima stagione ha dominato in lungo e in largo i tornei nazionali. La nuova Dinamo guarda alla stagione 2015-’16 con grandi ambizioni e una buona dose di serenità. All’appello manca soltanto un tassello, l’ultimo anche in ordine di gerarchie, e a questo punto non è detto che la scelta sia imminente.

Gli obiettivi. Supercoppa, campionato, Eurolega. Sono questi, in ordine di tempo, gli impegni che i sassaresi affronteranno nel loro sesto anno nella massima serie. L’obiettivo principale è quello di andare più avanti possibile in tutte le manifestazioni, possibilmente rastrellando qualche altro trofeo in ambito nazionale. Ma la vera sfida sarà essere competitivi nel massimo trofeo continentale. Nel quale l’anno scorso la squadra di Meo Sacchetti ha fallito dal punto di vista dei risultati (1 vittoria in 10 partite), ma dal quale ha imparato e assorbito lezioni fondamentali, che sono risultate fondamentali nella durissima corsa playoff. Per tutte queste ragioni, il presidente Stefano Sardara ha affidato a Federico Pasquini il compito di assemblare un puzzle fatto di talento, atletismo e forza fisica. Tanta forza fisica.

La vecchia guardia. La seconda rifondazione consecutiva è ormai compiuta e per un po’ di tempo l’unico pensiero sarà amalgamare questo po’ po’ di giocatori. Si riparte da Meo Sacchetti e dal suo staff, ovviamente, dal nuovo capitano Jack Devecchi (alla decima stagione in biancoblù), da Brian Sacchetti, Matteo Formenti, tutti elementi affidabilissimi per la panchina. E si riparte soprattutto da David Logan. Lo squalo di Chicago ha dimostrato di non essere un leader in senso tradizionale (pochissime parole, mimica facciale inesistente) ma di avere l’esperienza, il carisma e soprattutto le capacità tecniche per prendere per mano la squadra nei momenti più caldi. I suoi ultimi quarti negli ultimi playoff resteranno a lungo nella memoria e negli incubi dei tifosi di Milano e Reggio Emilia. La sensazione è che le chiavi della squadra quest’anno le terrà in tasca lui.

L’esperienza. A parte Logan (che ha giocato con Alba Berlino, Maccabi Tel Aviv e Panathinaikos), c’è solo l’imbarazzo della scelta: Brent Petway, dopo essersi divertito con gli Harlem Globetrotters, ha giocato e vinto il campionato greco con Olypiacos. Marquez Haynes ha indossato maglie non proprio leggerissime: Olimpia Milano, Mens Sana Siena e Maccabi Tel Aviv. Christian Eyenga ha girato mezzo mondo; Rok Stipcevic, nazionale croato, ha giocato con Cibona Zagabria, Milano, Roma, Varese, Pesaro e Tofas Bursa. Come dire, ai giocatori della squadra sassarese difficilmente tremeranno le gambe nel momento in cui la palla a spicchi peserà tanto.

La fame. C’è anche la schiera di coloro che, in un modo o nell’altro, sognano di rilanciare le proprie quotazioni giocando la carta Sassari. Come Shane Lawal e Jeff Brooks, solo per restare all’ultima stagione, anche quest’anno in piazzale Segni sono approdati diversi giocatori affamati di successo e, perché no, di contratti sempre più ricchi. Non sembrano certo i soldi la priorità di Joe Alexander, giusto per fare un esempio, dopo una carriera strabiliante al college è passato attraverso una sonora bocciatura in Nba, ha perso due stagioni per infortunio e dall’anno scorso, con il passaggio in Israele, è alla ricerca di un rilancio nel grande basket. Di fame sembra averne molta anche Jarvis Varnado, un tipino che cammina da anni lungo il confine che divide la Nba dalle leghe minori (serie A2 italiana compresa, con Pistoia). Per non parlare di Christian Eyenga, che dopo una stagione da protagonista nella modesta Varese, dopo un lungo girovagare, ora sogna di compiere un ulteriore step.

Ce n’è abbastanza per creare un mix esplosivo. L’anno scorso, tra un problema e l’altro, per amalgamare il tutto occorsero molti mesi, e ne valse la pena. Per quest’anno tanto vale fare non avere fretta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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