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Dinamo tra ambizioni e realtà: lo sprint finale sarà durissimo

La sconfitta di Avellino è figlia di un momento di flessione dopo quasi tre mesi a tutto gas. Contro squadre superiori a livello di talento serviranno sempre prestazioni perfette

AVELLINO. Dal bicchiere mezzo pieno del post Milano a quello praticamente secco di Avellino. La Dinamo resta a bocca asciutta ed è costretta a iniziare nuovamente a guardarsi le spalle. Il ko nello scontro diretto contro la Sidigas ha praticamente annullato le possibilità dei sassaresi di agganciare il secondo posto, ma – con una classifica che dal quarto posto in poi è cortissima – ha rimesso tutto in discussione anche in chiave playoff.

Tutto in salita. Con gli altri risultati della ottava giornata di ritorno, ora la squadra di Federico Pasquini si trova al momento al sesto posto in classifica, in compagnia di Reggio Emilia, ma con la nona (Torino) staccata di appena 2 punti e con un calendario tutt’altro che semplice: delle sette gare che restano da giocare (quattro in trasferta, tre in casa) ben cinque sono veri e propri scontri diretti: Lacey e compagni affronteranno in casa Brindisi, Venezia e Capo d’Orlando e andranno a fare visita a Trento e Torino: è evidente che la qualificazione ai playoff è ancora tutta da conquistare e che ogni passo falso verrà pagato a caro prezzo.

Un brusco risveglio. Nel giro di una settimana la Dinamo si è arresa prima alla capolista Milano, poi alla vicecapolista Avellino: in totale, tra andata e ritorno, fanno quattro sfide e altrettante sconfitte. In tutti e quattro i casi i biancoblù hanno lottato sino all’ultimo e non sono andati affatto lontani dal successo, ma alla fine la differenza l’hanno fatta le giocate delle stelle. Così come contro Milano Hickman e Sanders, così in Irpinia Logan – con l’aggiunta di Randolph e Marques Green – sono stati gli autori delle giocate chiave. Sarà anche noioso tornare sul concetto di squadra operaia, ma la Dinamo è esattamente questa. Un gruppo assai bene assortito in cui però l’unico top player di valore assoluto è un trentatreene, Dusko Savanovic; poi c’è uno che top player lo diventerà ma è ancora troppo giovane per averne la costanza (Lacey) e ci sono tanti elementi di buon livello, alcuni dei quali si stanno spingendo al limite delle proprie possibilità. Basti pensare, per restare a sabato sera, che la Dinamo è stata a un tanto così dalla vittoria in casa di una seria candidata allo scudetto con Stipcevic e Lydeka, due operai per eccellenza, che hanno segnato insieme 32 dei 65 punti complessivi della squadra. Una squadra, che detto per inciso, in trasferta fa canestro col contagocce (70,2 punti di media).

Il calo. Dopo una rincorsa incalzante su tutti gli obiettivi durata quasi tre mesi, è evidente che la squadra in questo momento sta tirando il fiato. L’esperienza insegna che il doppio impegno settimanale alla lunga si paga e in una stagione che va necessariamente a cicli di forma, da un paio di settimane i biancoblù sono nella fase di “down”. Un calo complessivo assolutamente fisiologico, che può essere mascherato o superato in casa e magari contro squadre meno forti, ma che in trasferta contro team di prima fascia quasi sempre risulta fatale. C’è poi il calo dei singoli: l’elemento maggiormente in difficoltà nelle ultime gare, David Bell tra tre mesi compirà 36 anni, e in vita sua non ha mai giocato con questa frequenza e con questa intensità. Si tratta di un buonissimo giocatore che però in trasferta rende meno della metà (15,4 punti in casa, 6,7 lontano da Sassari) e, soprattutto, di fronte a un giocatore stellare come Logan mostra tutti i suoi limiti.

Sogni e prospettive. La classe operaia può andare in paradiso se tutti rendono al massimo e se riesce a minare le fondamenta dei castelli costruiti dalla nobiltà. Milano e Avellino in questo momento hanno roster principeschi rispetto a qualsiasi altra società, Dinamo e Venezia comprese. A Rimini, Devecchi e compagni riuscirono nel miracolo di superare la Sidigas perché tirarono fuori una prestazione di altissimo livello, furono bravi a colpire i piccoli punti deboli

di Avellino, che a sua volta si presentò in una situazione non ideale. Con ancora due fronti aperti (campionato e Champions) la Dinamo non può far altro che continuare a lavorare per arrivare agli appuntamenti decisivi nelle migliori condizioni possibili.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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