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Dinamo: «Dal ritiro può partire la riscossa»

Basket, Banco "isolato" a Olbia. Capitan Devecchi fa il punto: «Stiamo lavorando bene, ma ora conta soltanto il campo»

OLBIA. Una settimana intera faccia a faccia, spalla a spalla. Sette giorni ad allenarsi, parlare, cercare soluzioni, ben sapendo che «poi, tanto, quello che conta è ciò che si mette in campo la domenica». La Dinamo si isola dal resto del mondo e nel chiuso del Geovillage di Olbia continua a lavorare sodo per preparare la delicata trasferta di Pistoia. Domenica a mezzogiorno i sassaresi scenderanno in campo contro la The Flexx di coach Esposito in quella che sarà la prima di cinque finali: l'obiettivo è riuscire a inserirsi nella griglia dei playoff. E coach Zare Markovski, alla guida del Banco da una settimana, sta accelerando i tempi per provare a dare una nuova fisionomia alla squadra, mentre il canadese Dyshawn Pierre ha qualche problema muscolare. Jack Devecchi, dal ritiro gallurese, parla a nome del gruppo.

Capitan Devecchi, com'è la vita da reclusi?

«Non siamo reclusi, siamo solo in ritiro ed è come essere in precampionato. Conosciamo il posto, perché veniamo da anni al Geovillage: diciamo che non ci sono distrazioni, facciamo allenamenti su allenamenti, riunioni tecniche, lavoriamo in sala pesi. E facciamo tutto con grande concentrazione».

L'anno scorso la società vi mandò in ritiro alla vigilia di Natale, e non si può dire che la reazione non ci sia stata. Stavolta non è un po' tardi?

«Il ritiro è un rimedio che in alcune situazioni delicate può starci. L'anno scorso trascorrere una settimana qua al Geovillage ci aveva dato una buona spinta, con un filotto di vittorie che ci portò sino alla Final Eight e poi addirittura in finale. Quella attuale, è chiaro, è una situazione di emergenza: per arrivare ai playoff dobbiamo vincere più partite possibili ed è giusto provarle tutte. Dobbiamo stare il più compatti e sereni possibile per cercare di fare lo stesso sprint della scorsa stagione».

Coach Markovski ha la fama di sergente di ferro? Vi sta solo "massacrando" in palestra o fa anche il motivatore?

«Lui parla molto con tutti, abbiamo fatto tante riunioni, anche individuali. Cerca di capire certe dinamiche e sta provando a farci capire la sua idea di pallacanestro. Anche per lui il tempo stringe e il ritiro permette una full immersion. Stiamo lavorando su tutto: gambe, tattica, motivazioni. Al di là di sistemi e soluzioni, la sua idea è un po' più libera: dobbiamo imparare a leggere le situazioni che si creano in campo, con l'obiettivo di arrivare più rapidamente a canestro».

Un capitano come si comporta in ritiro?

«Lavora e parla con i compagni. Ci siamo confrontati anche tra noi, nello spogliatoio, io per primo mi aspettavo una reazione più di petto dopo il cambio di coach, e contro Brescia non c'è stata del tutto. Ho chiesto un po' più di grinta. Gli allenamenti sono intensi, l'impegno non manca, ma alla prima difficoltà si tende di demoralizzarsi troppo. Ma ora è il momento di tenere duro e andare avanti sino all'ultimo. Ho chiesto ai compagni di stringere i denti e di resistere a dolori e fatica: queste sono le ultime chiamate».

Alcuni dei suoi compagni sembrano completamente involuti.

«Non sta a me dire chi è in difficoltà o chi non sta rendendo, io mi confronto con tutti e in qualche caso ho provato a pungolare qualcuno. Tutti stanno facendo buoni allenamenti, ma ora si tratta di mettere il lavoro in pratica sul campo al momento della partita: è l'unica cosa che conta».

Pistoia è la prima di 5 gare complicate.

«Sì, ma a questo punto dobbiamo davvero pensare a giocare 5 finali e a vincerne il più possibile. Nessuna delle avversarie dirette avrà un percorso facile ma noi guardiamo in casa nostra senza fare conti sulle altre. Cerchiamo solo di giocarcela al meglio dando il 100 per cento».

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