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«Preparato e appassionato Enzo è un coach moderno» L’assistente Giacomo Baioni fa l’identikit del suo vecchio amico e saluta il Banco

«I due anni a Sassari per me sono stati fantastici. Vado via per ragioni personali»

SASSARI. «Enzo è un mio amico fraterno e mi dispiace salutare la Dinamo proprio adesso, ma ci sono ragioni personali che mi hanno portato a questa scelta». Esposito arriva, Giacomo Baioni saluta. Nella giornata da sliding doors in casa biancoblù c’è spazio anche per l’assistant coach pesarese, che ha annunciato il suo addio a Sassari dopo due stagioni. È proprio a lui, che con Esposito ha lavorato insieme a Caserta, che è affidato l’identikit del nuovo coach della Dinamo. «Enzo Esposito è un allenatore molto diverso dal personaggio che è stato da giocatore. Di quei tempi ha conservato il senso di sfida, la competitività e lo spirito vincente. È un uomo di campo perseverante, al quale piace lavorare tanto sugli individui e che mette alla base di tutto i rapporti umani. Il suo discorso sull’accettazione del ruolo è un elemento chiave per capire la sua mentalità. È un coach moderno, che riesce ad avere grande empatia con i giocatori americani, non si scoraggia e non si lascia andare al chiacchiericcio: gli interessano solo il campo e le persone con le quali lavora».

Quali sono le preferenze di Esposito dal punto di vista tecnico? «Lui è un tipo pragmatico, sa che nel basket globalizzato di oggi è inutile fissarsi su una sola idea. Gli piace la transizione offensiva, gli piace avere un giocatore interno che sa passare la palla e interagisce bene con i play. Gli piace il talento ma sa far rendere al meglio gli elementi sulla base delle loro caratteristiche. Credo che sia davvero la migliore scelta che la Dinamo potesse fare in questo momento».

Infine spazio ai saluti, in attesa di trovare una nuova destinazione, più vicina a casa sua. «La mia esperienza qui è stata straordinaria – ha detto Baioni – perché ci si può trovare bene professionalmente, si possono raggiungere degli obiettivi, vincere o perdere delle partite, ma quando la sfera professionale viene coniugata con quella umana il modo di lavorare, di vivere e di ricordare questa esperienza ha degli altri connotati. Ringrazio il presidente Sardara, che ha creato una macchina perfetta, tutto lo staff e i tifosi. Quella di andare via è una scelta dolorosissima però non potevo fare diversamente. Sono molto legato
a Enzo e vi chiedo di dargli tempo e possibilità di sbagliare, tenendo presente che la più grande vittoria per la Dinamo, oltre ai trofei che sono già in bacheca, è quello che ogni giorno la società cerca di portare avanti: un progetto sano, serio e ambizioso».

(a.si.)

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