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Una buona Dinamo non basta per fare il colpo ad Avellino

I biancoblù, senza Petteway, perdono in Irpinia contro una Scandone motivatissima Padroni di casa quasi sempre avanti, al Banco è mancato il guizzo per ribaltare il match

INVIATO AD AVELLINO. Troppo moerbida nei momenti decisivi, troppo imprecisa quando è il momento della resa dei conti. Una buona Dinamo cade al PalaDelMauro per 86-78 e vede la strada verso la Final Eight farsi sempre più in salita: con 4 gare da giocare da qui alla fine del girone d’andata, i sassaresi si trovano nella fastidiosa condizione di non poter più sbagliare nulla, se vogliono conquistare un pass per Firenze.

Un ko che pesa. Nel matinée della decima giornata la Sidigas Avellino la spunta grazie alla “spallatina” data alla gara a cavallo dell’intervallo, con un piccolo margine difeso con le unghie e con i denti sino alla fine. Per la prima metà di gara la Dinamo, priva di Terran Petteway, non è stata capace di “azzannare” gli avversari in difesa (un solo recupero nei primi 20’), e quando è finalmente riuscita ad alzare l’intensità e a limitare i lupi, ha pagato qualche rotazione un po’ pigra (immediatamente punita) e i tanti errori commessi in attacco.

Recriminazioni&limiti. Ancora una volta la mostruosa superiorità a rimbalzo (48-29) non è stata concretizzata, sia per l’enorme divario tra recuperi e palle perse (3-15), sia per l’eccessiva imprecisione al tiro. Cooley ha dominato l’area (20 rimbalzi!) ma è stato negativo al tiro (6/18), un po’ per pasticci propri, un po’ perché per qualche ragione non viene minimamente tutelato dagli arbitri. Sotto il profilo dell’intensità, i sassaresi hanno giocato un discreto terzo quarto e un buonissimo ultimo parziale, ma alla resa dei conti è venuta a mancare la continuità sui due lati e la qualità superiore del roster avellinese è venuta fuori.

Avellino sarà anche in crisi societaria, avrà perso Norris Cole per strada, ma coach Vucinic ha avuto una grandissima risposta soprattutto dagli altri “big”: Sykes, Nichols e l’ex Caleb Green, teoricamente tutti sul mercato, si sono scatenati andando tutti oltre i 20 punti

La partita. Esposito manda in quintetto Devecchi, insieme a Smith, Bamforth, Thomas e Cooley. Gli irpini si chiudono sotto e lasciano qualcosa sull’arco, ma il Banco parte con le mani fredde (1/5). Il capitano colpisce da lontano, poi la difesa perde qualche colpo e Avellino mette la freccia (14-10). Thomas ha già 2 falli, Polonara e Gentile riportano avanti i sassaresi per un attimo, 17-18, poi Sykes e D’Ercole permettono alla Scandone di arrivare alla prima sirena sul +2, 24-22. Entra nelle rotazioni anche Spissu, il Banco si affida alle giocate di Smith, che con 7 punti consecutivi regala la nuova parità ai sassaresi, 29-29 a 6’43” dal riposo. Avellino trova due triple su due extrapossessi, ma Cooley che fa il suo e potrebbe essere il momento giusto per azzannare la gara. Invece la spallata è degli irpini (43-37) e a metà gara Sassari è a -7 (47-40). La tripla immediata di Sykes al rientro in campo porta la Scandone a +10 (50-40). Bamforth segna 4 punti di fila e poi si ri-spegne, Filloy invece non fallisce e Sykes completa il nuovo break colpendo dall’angolo: 58-47 al 23’. Bamforth fa fuori giri e con lui tutta la squadra, Esposito tenta la carta Diop e il Banco risale a -6 (62-56), fallendo la tripla del -3 con Thomas. La Sidigas riprende fiducia e torna a +11 (67-56) con Nichols, e a 10’ dalla fine ha ancora 9 punti di vantaggio. Pierre e Diop provano a suonare la sveglia, ma arrivano le triple chirurgiche di Sykes e D’Ercole: 73-62 2a 8’40”. Il Banco muove il punteggio dalla lunetta, Smith fa -5 (76-71 a 6’02”) ma viene fatto fuori dagli arbitri con un fallo dubbio seguito da un tecnico. La Dinamo però stringe i denti e risale a -3 (78-75) a 4’24”, Gentile fallisce il
canestro del -1 e Nichols punisce immediatamente. Sull’81-76 il Banco difende bene ma Bamforth fallisce due triple e a 1’23” Young firma l’83-76. L’impresa sarebbe ancora possibile, ma le palle perse da Bamforth e Gentile condannano i biancoblù: 86-78 e Final Eight più lontana.



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