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Spiagge a numero chiuso, ma non esclusive

di Rossella Sanna*
Spiagge a numero chiuso, ma non esclusive

Chi non è favorevole paventa il rischio che alcune spiagge rinomate possano diventare accessibili o meno in base al reddito

08 febbraio 2024
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Negli ultimi anni si è assistito a un crescente interesse per il tema della sostenibilità ambientale. Questa accresciuta sensibilità riguardo al rispetto dell’ecosistema ha acceso un vivace dibattito anche nella nostra isola, in particolare nell’ambito turistico. Uno degli argomenti che ha suscitato maggior interesse è sicuramente la previsione degli accessi a numero chiuso in alcune spiagge, troppo spesso prese d’assalto in alcuni periodi dell’anno, con conseguente rischio per il delicato equilibrio ambientale. Il primo significativo esempio è stato quello della famosa spiaggia della Pelosa a Stintino, seguita dalle spiagge di Cala Brandinchi e Lu Impostu a San Teodoro. Ma anche in altre spiagge della Sardegna è stato seguito l’esempio degli accessi controllati, e altre località sono pronte a fare altrettanto. Le voci contrarie rispetto a queste misure, senz’altro apprezzabili, sottolineano il rischio che alcune spiagge rinomate possano diventare accessibili o meno in base al reddito. Per scongiurare tale rischio sarebbe necessario prevedere che una quota degli accessi sia riservata ai soggetti meno abbienti, e a condizioni meno onerose.

Un altro aspetto che ha suscitato clamore mediatico ha riguardato i cosiddetti furti di sabbia, comportamenti tollerati fino a non molti anni fa, e oggi perseguiti anche penalmente. Continuano infatti a verificarsi diversi casi di questo tipo, sono tanti i sequestri avvenuti nei porti e negli aeroporti dell’isola, riportati dai giornali. Per la stessa ragione in alcune spiagge è stato imposto l’uso delle stuoie, al posto dei comuni asciugamani da mare, e sono comparsi cartelli informativi che invitano i bagnanti a scuotersi dalla sabbia prima di andar via dalla spiaggia. Per via della promozione di un turismo sostenibile, dove è necessario il rispetto dell’ambiente da parte del visitatore, l’obiettivo non sembra più essere semplicemente quello di massimizzare il numero di turisti che arrivano nell’isola, in considerazione dei danni causati dall’eccessivo impatto umano, concentrato in brevi periodi dell’anno.

Anche la tassa di soggiorno, ormai diffusa nella maggior parte dei comuni sardi, soprattutto quelli costieri, è sostanzialmente una tassa che riguarda il consumo del suolo, per il quale il turista sostiene una spesa, così come in occasione della visita di un monumento si paga un biglietto. Queste entrate dovrebbero contribuire a salvaguardare sempre di più le nostre spiagge.

*Rossella frequenta il liceo Spano a Sassari
 

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