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Programmati per non ascoltare e per non esser sinceri: chi si sente solo ha bisogno di una nuova sensibilità

di Benedetta Giannini*
Programmati per non ascoltare e per non esser sinceri: chi si sente solo ha bisogno di una nuova sensibilità

Le persone vulnerabili sono intorno a noi ma spesso non comprendiamo il loro disagio

29 marzo 2024
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«E tu, di cosa hai bisogno (anima fragile)?» Basterebbe fare questa semplice domanda e aspettare la risposta, ascoltare le parole. Le anime fragili sono intorno a noi che spesso non le vediamo, che non sappiamo o non riusciamo ad ascoltare il loro disagio.

Ci sono anime così profonde per cui diventa davvero tanto difficile comunicare un mondo così superficiale. Forse sono anime troppo “alte” per questo mondo dove non c’è tempo se non per se stessi, dove non è possibile mostrarsi troppo fragili o troppo sensibili.

Non riesco ad immaginare come possa sentirsi una persona nei momenti più difficili della propria vita e quanto possa sentirsi sola. Il pensiero di quella solitudine è un dolore che fa male.

Ma possono spiegarci i grandi esperti che si occupano di marketing e comunicazioni qual è, in questi casi, lo sbaglio nel comunicare? Com’è possibile che dietro un allegro «Buongiorno» si riesca a nascondere un disagio e come, chi lo riceve, può non riuscire a rendersi conto che nasconde un malessere profondo?

Forse non siamo tarati abbastanza per la sofferenza. Quante volte chiediamo «come stai?» e non ascoltiamo la risposta? Quante volte alla stessa domanda rispondiamo “tutto bene”, anche se non è così?

Non siamo programmati per la sincerità, per l’altruismo e per la fragilità. Siamo programmati per ostentare benessere e felicità che però nessuno di noi ha mai pienamente. Siamo programmati per dissociarci da persone problematiche o troppo riflessive. Siamo programmati per un mondo che ci vuole poco attenti e superficiali. Passiamo le nostre giornate, le nostre vite, a rincorrere qualcosa che ci faccia sentire vivi ma che il più delle volte non ci serve realmente.

La vita in questi tempi è difficile, è vero, ma lo sarà sempre di più se non faremo un passo in meno per fermarci ad ascoltare, a parlarci guardandoci negli occhi per riuscire solo così a guardarci davvero dentro. Fermiamoci, facciamo quella telefonata. Fermiamoci oggi per quel saluto, non aspettiamo sempre domami. Perché a volte domani non ci sarà.

Non lasciamoci soli.

La solitudine peggiore é proprio quella che si prova in mezzo a tanta gente. Non sottovalutiamo mai lo stato d animo di chi abbiamo vicino anche se sembra felice, perché sopratutto chi soffre molto riesce a non farlo mai vedere. Non facciamoci travolgere da un mondo che ci fa credere che sia normale ferirsi e farsi del male, perché questa cattiveria è dovuta solo all’ignoranza e a delle menti troppo limitate. Non facciamoci del male e prendiamoci del tempo...

*Benedetta è una studentessa del liceo classico, musicale e coreutico “Domenico Alberto Azuni” di Sassari
 

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