Morfino: basta con le liti, qui c’è fame

Duro monito ai politici: «Siamo persone, non oggetti. Nel nome di Dio datevi da fare, la gente non può più aspettare»

ALGHERO. A un certo punto la folla di fedeli che seguiva la messa di Pasqua in Cattedrale ha sgranato gli occhi, tutti hanno cominciato a guardarsi e a sussurrarsi parole. Nel volto di molti affioravano sorrisi di intesa, quasi a voler dire: «Vescovo, ecco quello che volevamo sentire, ci pensi lei a scuotere le coscienze di chi ci amministra». Monsignor Mauro Maria Morfino, alla guida della diocesi di Alghero-Bosa da tre anni, non ha usato mezzi termini e non ha risparmiato nessuno: «Io vi assicuro che ad Alghero c’è fame! Vi assicuro che ad Alghero più di 700 famiglie sono in fila per avere una casa. Chiedo con forza, in ginocchio, a chi può fare politiche in questo senso: fate subito qualcosa! Incominciate, non procrastinate, non bisticciate, datevi da fare seriamente, perché le lacrime premono. Perché la gente non può attendere, perché manca il necessario». Poi toni sempre più forti, sempre più accorati: «Lo facciano in nome di Dio! Lo facciano».

Un grido d’allarme che stavolta arriva dalla Chiesa, un monito che ha toccato tante persone che domenica mattina prima si sono stupite e poi si sono commosse ascoltando il vescovo. Dal pulpito di una straordinaria chiesa gremita Morfino ha lanciato un messaggio molto chiaro: «Chi ha pochi soldi non può permettersi cinquecento euro di affitto, i grandi hotel sono indispensabili perché danno lavoro a molti, ma non si può andare ad abitare nei grandi hotel a cinque stelle. Tutti devono quindi mettersi all’opera per diventare in qualche modo segno della presenza del Signore gli uni per gli altri. Questo vuol dire: lavarsi i piedi vicendevolmente». Quello dell’emergenza abitativa ad Alghero è un problema serio, con sempre maggiore frequenza famiglie senza casa occupano vecchi edifici, a volte sono strutture fatiscenti e pericolanti. Hanno figli e non possono stare in mezzo a una strada. Ecco perché i futuri amministratori di Alghero dovranno inserire la questione casa tra le priorità della propria agenda politica. E proprio a loro si è rivolto il vescovo di Alghero-Bosa: «Diano segni di attenzione reale alla cosa pubblica. E la cosa pubblica sono persone, non sono oggetti. Nessuno di noi è un oggetto. In questo istante mettiamoci nelle vesti di chi non ha casa, di chi non ha lavoro, di chi ha figli, di chi non può dare una risposta agli affetti più cari. Non c’è bisogno di avere molta fantasia». Una predica forte nel giorno dedicato alla resurrezione e alla speranza: «Chiediamo a Gesù risorto che ci riscaldi il cuore – ha detto Morfino – e ci strappi dalla chiusura del narcisismo, dell’egoismo, dall’essere in qualche modo avvitati talmente tanto su di noi e sulle nostre cose da non vedere più nulla». Nelle parole del vescovo c’è un invito a essere solidali con chi è in difficoltà: «La solidarietà deve sentirsi nella carne per essere tale. Se diamo il superfluo non facciamo l’esperienza della solidarietà. Rimaniamo nella solidarietà perché questo ci dà la misura della vita, della nostra esistenza; ma aprendo il dolore sulla vita altrui noi soppesiamo molto meglio anche la nostra vita, rifacciamo la scala dei valori, impariamo a vivere con un atteggiamento di attenzione e di sobrietà indispensabili».

Probabilmente tra la gente seduta sui banchi della Cattedrale di Alghero domenica mattina c’erano anche alcuni dei futuri candidati alle amministrative. Le persone, cioè, che dovranno prendere in mano le redini della città. Sono tante le emergenze che dovranno affrontare i politici algheresi (oggi ancora impegnati a capire da che parte devono stare) e l’auspicio è che qualcuno abbia avuto modo di ascoltare le parole di monsignor Morfino ma soprattutto di farle proprie.

WsStaticBoxes WsStaticBoxes