La Nuova Sardegna

Alghero

«Il Piano del Commercio? Da rifare»

di Luigi Soriga

Secondo la Confcommercio i problemi erano prevedibili: «Frutto di scelte sbagliate dell’amministrazione nel 2007»

3 MINUTI DI LETTURA





ALGHERO. Il Piano del commercio sarà uno dei tanti grattacapi che il nuovo sindaco dovrà subito affrontare. La situazione infatti è esplosiva, e dieci esposti in Procura, ricorsi al Tar, un commerciante incatenato sono solo delle avvisaglie di ciò che potrebbe capitare da qui a qualche mese.

Alghero in effetti ci ha messo del suo ad ingarbugliare ulteriormente una matassa che già il decreto Bersani e le liberalizzazioni delle licenze avevano di per sè attorcigliato. Così la guerra dei tavolini in via Garibaldi è emblematica e paradossale. Capita cioè che il comandante della polizia municipale stia provando a mettere ordine. E lo fa sulla base non di nuove norme, ma di un regolamento votato dal Consiglio comunale nel 2007.

Il problema di fondo però è un altro: a concedere deroghe a quel regolamento è stata proprio l’amministrazione comunale, che negli anni è stata poco lungimirante e di manica larga nel rilasciare gli spazi per i tavolini. E ora che i titolari dei locali hanno ottenuto una quarantina di metri quadri, organizzato la propria attività sulla base di quella metratura, allestito dei gazebo e magari assunto personale, togliere loro quei privilegi acquisiti legalmente, con carta che canta, diventa complicato.

Perché il caso singolare di Alghero consiste nel fatto che non esiste un’occupazione abusiva di suolo pubblico. Tutti i tavoli in eccesso che si spandono sui marciapiedi, sono stati perfettamente autorizzati. Insomma, è come un gatto che si morde la coda.

Che la situazione prima o poi sarebbe scoppiata in mano al Comune, il presidente territoriale della Confcommercio Massimo Cadeddu l’aveva previsto sin dal 2007.

«Non ci voleva uno scienziato, bastava avere un po’ di buon senso. Lo scenario era questo: con la Bersani sarebbero sparite le distanze e le licenze. In pratica, la mattina ti svegli e ti ritrovi a fianco un nuovo ristorante e un nuovo bar». Aprire un’attività è semplice: se hai un locale a norma, bagno antibagno e servizio disabili, ottieni l’autorizzazione per un pubblico esercizio. «Ecco perché nel 2007 ci opponemmo a un Piano del Commercio così libertino: qui succederà il finimondo, dissi. E mi accusarono di essere un conservatore. Io chiesi semplicemente di concedere i suoli pubblici con una logica: chi ha più spazio interno deve avere più spazio fuori. Se uno apre tutto l'anno e offre 20 posti di lavoro, deve essere trattato diversamente da uno che apre tre mesi l’anno. E poi il caso del centro storico: è un ambiente particolare, una zona di pregio, che ha spazi angusti, già pieno di locali. Se accade un incendio con tavolini in mezzo alla via, dove passano i mezzi di soccorso? Bisogna andarci piano nell’elargire metri quadrati».

Le osservazioni della Confcommercio, dopo una riunione fiume, alle 4 del mattino non vennero prese in considerazione. «Allora insistetti con la proporzione interno esterno, e a suo modo fu introdotta». La regola quindi è questa: il titolare di pubblico esercizio può fare richiesta di suolo pubblico al Comune, laddove esistono spazi utili e concedibili, salvo interessi di terzi».

Ma con la Bersani i terzi sono arrivati, e in Piazza Garibaldi da tre locali si è passati a otto. E ognuno giustamente rivendica la sua fetta di marciapiede che gli spetta, ovvero quella di fronte al proprio ingresso (il famoso sistema della proiezione). E il regolamento dice che su slarghi o piazze, in caso di suolo pubblico conteso, preferibilmente vale la proporzione tra interno ed esterno. Ecco perché la paninoteca San Ramon, che in effetti è un buco, ora che è sorto un contenzioso con i locali vicini, secondo il nuovo regolamento si ritroverebbe con molti meno metri quadrati e con un gazebo che sconfina. «Ma non per colpa sua – conclude Cadeddu – perché il piano del commercio non è cambiato. Si ritorna semplicemente a ritroso: si entra solo nel merito delle pratiche e delle scelte sbagliate».

Primo Piano
Energia

Benzina e diesel, la guerra in Iran fa volare i prezzi: cosa ci dobbiamo aspettare nei prossimi giorni

Le nostre iniziative